Politica europea di vicinato : discordanti i primi risultati

La nuova politica dell’Unione Europea nei confronti dei Paesi confinanti a sud ed ad est, a due anni dalla sua entrata in vigore, tira le prime somme. I risultati sono contrastanti anche se rassicuranti. Miglioramenti si sono ottenuti in settori importanti come il commercio e la circolazione mentre c’è ancora da lavorare nell’ambito del supporto alla democrazia e alle riforme.


Dieci anni fa, nell’ormai lontano 2003, l’Unione Europea dava il via ad un nuovo progetto per una ambiziosa politica che aveva come scopo quello di rafforzare i rapporti e la collaborazione tra l’UE e i Paesi ad essa confinanti sia ad est che al sud. La politica europea di vicinato (PEV) si prefiggeva l’obiettivo di creare una maggiore integrazione tra i Paesi limitrofi e l’Unione, condividendo vantaggi in diversi campi (partecipazione a programmi europei e al mercato interno, relazioni commerciali privilegiate, cooperazione in ambito politico, maggior libertà negli spostamenti, assistenza tecnica e finanziaria) e mirando ad una maggiore sicurezza e stabilità dell’intera area mediterranea e dell’ Europa orientale.

L’introduzione di questa politica economica rivestiva un’importanza fondamentale in quanto tendeva ad una maggiore cooperazione in settori rilevanti, come la politica e l’economia, che avrebbe poi portato, sia l’Europa che i Paesi confinanti, ad una crescita maggiore sotto numerosi punti di vista. La PEV, rispetto ai normali accordi, sarebbe andata inoltre a svolgere un ruolo più decisivo nel quadro legislativo, strutturale e macroeconomico dei Paesi aderenti. Appare logico che per una concreta riuscita di questa politica i Paesi limitrofi avrebbero dovuto impegnarsi e integrare la PEV con le proprie strategie nazionali di sviluppo e crescita e l’UE avrebbe dovuto garantire la stabilità del proprio mercato.

La politica europea di vicinato si rivolgeva, e continua anche oggi a rivolgersi, ai 16 Paesi confinanti, per terra e per mare,con l’Unione : Ucraina, Azerbaigian, Georgia, Bielorussia, Armenia, Moldova, Egitto, Libano, Giordania, Israele, Tunisia, Siria, Marocco, Algeria, Libia e Autorità Palestinese.

La prima relazione PEV

Nel 2011, la PEV entra in vigore, viene rilanciata e l’attenzione si sposta maggiormente sulla crescita economica e sul supporto alla democrazia. La prima relazione, denominata “PEV : Verso un partenariato più forte”, analizza i risultati fin qui ottenuti e mette in evidenza le aree in cui si sono registrati successi (viaggi e commercio) e i settori in cui il progetto ha faticato a decollare (democratizzazione e riforme in ambito politico).

I Paesi ad est dell’Unione hanno seguito cammini propri e alterni. Alcuni di essi hanno attuato diverse riforme ed hanno tenuto elezioni regolari in conformità con le norme internazionali mentre altri Stati non le hanno rispettate. Altalenante anche l’andamento degli accordi in materia di scambi : nuovi negoziati sono stati effettuati con Armenia, Azerbaigian, Georgia e Moldova. Progressi rilevanti sono stati compiuti nel 2012 per quanto riguarda l’esenzione dall’obbligo del visto per i viaggi tra Europa dell’est e l’UE. Inoltre, sono stati messi in atto altri piani d’azione in alcuni dei Paesi confinanti a oriente e uno degli step più recenti è stata l’abolizione dell’obbligo del visto per i cittadini europei in Armenia a partire dal 10 gennaio 2013.

I Paesi confinanti a sud attraversano invece periodi politici differenti ma tutti stanno affrontando il tragitto verso la democrazia anche se i problemi non mancano. Le organizzazioni locali sono cresciute e sono diventate più attive e in tre Paesi i cittadini hanno potuto esprimere il proprio voto grazie allo svolgimento di elezioni democratiche. Tuttavia, la riforma costituzionale procede lentamente e persistono le preoccupazioni sulla libertà di stampa, di espressione, di associazione e di riunione. L’obiettivo della PEV in questi Stati è soprattutto quello di aiutare il processo di democratizzazione che sta piano piano prendendo vita.

Il budget

La Politica europea di vicinato, oltre a sostenere le riforme politiche, dispone di un budget corposo per permettere agli Stati confinanti finanziamenti utili che abbiamo come scopo quello di migliorare la vita all’interno dei Paesi. I finanziamenti si rendono necessari per intervenire in ambiti precisi e di utilità concreta : finanziamento degli studi all’estero, miglioramento dei trasporti pubblici e della sicurezza delle strade, supporto alla gestione delle risorse idriche e incremento dell’utilizzo delle energie rinnovabili. Nel periodo 2007-2013 il budget è stato di 12 miliardi di euro e, nonostante l’attuale momento di crisi e recessione economica, i prestiti e i finanziamenti sono perfino aumentati nell’anno 2012.

Tuttavia, gli interventi promossi dalla PEV non sono così conosciuti. Infatti da una recente indagine Eurobarometro sulla Politica di vicinato è emerso che la maggior parte degli intervistati negli Stati confinanti con l’UE non è a conoscenza delle attività adottate dall’Europa nel proprio Paese ma nonostante ciò hanno una visione positiva delle relazioni del proprio Stato con l’Unione Europea.


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Claudio PIETROTTI

Iscritto al corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso l’università di Roma Tor Vergata.
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