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Regno Unito e UE : gli scenari futuri

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Quale ruolo giocheranno i britannici in Europa sotto un governo conservatore ?

Il Regno Unito andarà al voto il prossimo 6 maggio. Nonostante i sondaggi segnalino una lieve rimonta laburista, sembra più che probabile che David Cameron diventerà il prossimo Primo Ministro. Cosa aspettarsi dal ritorno al potere dei Conservatori ?


Gli Eurodeputati Conservatori formano un nuovo gruppo politico

Quando nel 2005 David Cameron era in corsa per la leadership dei Conservatori inglesi, allo scopo di guadagnare il favore dei ranghi più euroscettici del partito, promise che quest’ultimo sarebbe presto uscito dalle file dei Popolari Europei, perché non d’accordo con la sua linea federalista. In effetti, nel 2006, una nuova sigla europea, il Movimento per la Riforma Europea, fu creata fornendo da base per la successiva formazione del gruppo parlamentare dei Conservatori e Riformisti europei (ECR), nato all’indomani delle elezioni europee del 2009 per perseguire « i comuni obiettivi dell’opposizione all’euro-federalismo ». Per fondare un nuovo gruppo in seno al Parlamento Europeo è necessario avere almeno 25 deputati provenienti da sette paesi membri differenti. Il requisito della trans-nazionalità ha quindi condotto Cameron a stringere una partnership politica con i polacchi di Legge e Giustizia e i cechi della Piattaforma Civica Democratica. Altri singoli deputati di varia provenienza (Belgio, Olanda, Lettonia, Ungheria) si sono aggiunti portando il numero dei parlamentari del gruppo a 54. Due problemi tuttavia investono in maniera particolare l’ECR.

In primo luogo, abbandonando il PPE che, con i suoi 265 aderenti, è il partito più grande dell’assemblea, i Tory diminuiscono, di fatto, la propria influenza sul Parlamento. Recentemente, il presidente del Partito Popolare Europeo Wilfried Martens, ricordando che la sua formazione è « la più potente in Europa raccogliendo al suo seno 74 partiti di 39 paesi, con 189 capi di governo » ha definito l’ECR « un gruppo debole e molto marginale che non ha influenza ».

Alleanze controverse

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Michal Kaminski

Presidente del gruppo ECR, Michal Kaminski ha fatto anche parte in passato della sigla antisemita NOP

Fonte : European Parliament

La seconda difficoltà è potenzialmente ancor più dannosa in termini di cooperazione a livello europeo e riguarda le alleanze con rappresentanti della destra ultranazionalista che Cameron, dietro consiglio del responsabile del partito agli esteri William Hague, ha dovuto suggellare per poter formare un nuovo partito europeo. Ad esempio, l’attuale presidente dell’ECR, il polacco Michael Kaminski, è un ex membro del partito antisemita NOP e non molto tempo fa ha criticato le scuse del governo polacco per il notorio pogrom di Jedwabne perpetrato ai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Le sue dichiarazioni hanno scatenato le legittime proteste dell’eurodeputato, e tra i più prominenti membri dei Conservatori, Edward McMillan-Scott. Quest’ultimo, tuttavia, non solo non ha ricevuto l’appoggio della direzione del partito ma addirittura, dopo aver rifiutato di ritrattare le proprie critiche, ne è stato espulso, episodio che indica come i Conservatori gli abbiano in sostanza preferito Kaminski nella querelle. La decisione tuttavia ha avuto un effetto boomerang dal momento che McMillan-Scott, già cacciato dal gruppo politico, è riuscito ugualmente a farsi eleggere alla vicepresidenza del Parlamento Europeo nella quota riservata proprio all’ECR. Ma Kaminski non è certo l’unica presenza nel gruppo che imbarazza i Tory : per esempio fa parte dell’ECR la formazione lettone per la Patria e la Libertà, che appoggia l’annuale marcia nel paese per celebrare le SS lettoni.

L’indignazione generata dall’aver dimostrato solidarietà per questi partner controversi, non si limita ai soli ranghi degli altri gruppi politici del PE ma si è levata anche dai leader europei, in particolare Nicholas Sarkozy e Angela Merkel, entrambi membri del PPE e capi di stato con cui Cameron dovrà giocoforza cooperare se eletto primo ministro britannico. Anche gli Stati Uniti hanno espresso una certa preoccupazione al riguardo per bocca del Segretario di Stato Hilary Clinton in occasione del suo incontro con Hague lo scorso ottobre.

Scarsa lungimiranza politica ?

E’ quantomeno singolare che Cameron e Hague abbiano sottostimato in modo cosi’ evidente lo scalpore e le implicazioni nefaste che avrebbe suscitato la fondazione dell’ECR. Se si tratta effettivamente di un errore di valutazione, questo dimostra la ridotta comprensione dei Conservatori della crescente influenza del Parlamento Europeo, specialmente con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, e del sentimento generale degli alti membri europei. Se al contrario si tratta di un calcolo consapevole, allora l’aver costituito l’ECR implica un’arrogante mancanza di considerazione per l’opinione pubblica europea.

Quest’ultima opzione evidenzia una difficoltà chiave nel rapporto dei Conservatori britannici con l’Europa : l’obsoleta autorappresentazione del Regno Unito come attore internazionale dotato di un’importanza specifica sia in Europa che nei suoi rapporti gli Stati Uniti. L’aver considerato gli Stati Uniti partner più importante dell’Europa stessa è stato il grande errore di Blair ai tempi della guerra in Iraq e, a quanto sembra, i Conservatori britannici non sembrano meno inclini a vedere il Regno Unito in competizione con gli altri Stati membri sullo scacchiere europeo. L’amministrazione Obama per contro ha frequentemente manifestato il proprio interesse in un’Europa più integrata di cui il Regno Unito sia parte attiva.

Ma la scelta politica di Cameron svela anche una certa cecità nei confronti della continua frustrazione che molti colleghi europei provano di fronte ai problemi e ai grattacapi che i britannici non cessano di dare. Questo sentimento è riemerso con evidenza con la bocciatura della nomina di Blair al ruolo di Alto Rappresentante per la Politica Estera Europea.

Il referendum sul Trattato di Lisbona

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David Cameron

Cameron, classe 1966, è stato educato nel prestigioso liceo di Eaton prima di cominciare gli studi universitari in quel di Oxford. Eletto al parlamento britannico nel 2001, è diventato presidente dei Conservatori nel 2005

Foto : Commissione Europea

Dopo la formazione dell’ECR, la mossa successiva di Cameron ha consistito nel perorare la causa di un referendum sul Trattato di Lisbona. In risposta ai malumori pubblici, il giovane leader conservatore ha assicurato che, qualora eletto, avrebbe sottoposto il nuovo testo europeo al giudizio popolare nel qual caso fosse ancora in via di ratifica. Cameron ha anche scritto ufficialmente al presidente ceco (e notorio euroscettico) Vaclav Klaus confermando questa intenzione. Sennonché, dopo che la Repubblica ceca ha firmato la legge di ratifica al Trattato il 3 novembre scorso, la promessa referendaria dei Conservatori ha dovuto essere rimessa in questione. Come suo surrogato, a fronte delle evidenti difficoltà giuridiche poste da un referendum su una carta già entrata in vigore, Cameron ha invece proposto un piano in sei punti per salvare le credenziali euroscettiche del suo partito :

Una clausola referendaria che, emendando l’atto del 1972 sulle Comunità Europee, vincoli la ratifica britannica d’ogni futuro trattato (e proposta d’introduzione dell’euro) allo svolgimento di un referendum.

Il varo di una legge sovrana che garantisca al Parlamento britannico la supremazia sul diritto europeo.

Pieno controllo sulle aree in cui gli Stati nazionali posseggono ancora il diritto di veto.

Un’opt-out pieno e definitivo del Regno Unito dalla Carta Europea dei Diritti Fondamentali. Al momento, un protocollo garantisce che la Carta non possa essere applicata dai tribunali inglesi.

Il “rimpatrio” dei poteri in materia di lavoro e politiche sociali. Opt-out dal Capitolo Sociale, concordato diversi anni fa, e che regola a livello europeo ambiti quali quelli delle ferie per maternità e i contratti part-time.

Riappropriazione delle competenze in materia di cooperazione giudiziaria e di polizia.

Nella misura in cui l’istituzione di un vincolo referendario appare essere una promessa semplice dal momento che l’Europa non dovrebbe intavolare negoziazioni per un nuovo trattato per molto tempo ancora, le altre proposte pongono ben maggiori difficoltà. Una legge sovrana sulle competenze nazionali solleverebbe molteplici dubbi sulla supremazia del diritto comunitario, base giuridica dell’adesione all’UE. Il “rimpatrio” della legislazione sociale e del lavoro, oltre ad andare a scapito degli stessi lavoratori britannici, richiederebbe una rinegoziazione del Trattato di Lisbona, oltre che dei testi precedenti. Un opt-out sulla Carta Fondamentale dei Diritti porrebbe le medesime difficoltà data la sua funzione di salvaguardia del diritto europeo.

L’Europa frustrata

La reazione europea ai piani di Cameron è di alta frustrazione. In particolare, il Ministro francese agli Affari Comunitari Pierre Lellouche ha definito le proposte dei Conservatori “patetiche” e “una perdita di tempo per tutti noi”, aggiungendo che William Hague dimostra “un bizzarro autismo” al riguardo. Lellouche ha precisato che i Conservatori “hanno essenzialmente castrato l’influenza del Regno Unito sul Parlamento Europeo” e svelato di aver detto allo stesso Hague che il suo paese rischierebbe l’emarginazione se decidesse di rinegoziare accordi europei piuttosto che cooperare su temi quali il cambiamento climatico e la crisi economica. Ricapitolando, le mosse di Cameron negli ultimi quattro anni, suggerite dal Segretario ombra agli Affari Esteri, hanno certo provato a rassicurare i membri più euroscettici del suo partito come anche l’ostile stampa domestica, ma d’altro canto hanno danneggiato la posizione dei Conservatori in Europa irritandone i suoi leader. E’ necessario che i rapporti con l’UE siano ridefiniti e migliorati nel caso in cui diventi Primo Ministro.

Scenari futuri

Una revisione delle priorità conservatrici in Europa in effetti non è irrealistica. Tramontata l’ipotesi referendaria, visto che il Trattato di Lisbona è entrato finalmente in vigore, Cameron potrebbe assumere una posizione più improntata alla collaborazione. Probabilmente, la reazione continentale alle sue proposte, assieme alle ovvie pressioni statunitensi affinché giochi un ruolo meno antagonistico, potrebbero instradarlo al compromesso. Come è stato dimostrato, è impossibile cambiare le regole senza giocare la partita politica fino in fondo. E se, scenario sempre più probabile, i Conservatori non beneficeranno di una maggioranza parlamentare chiara dopo le elezioni, automaticamente un pieno mandato a perseguire la propria politica ostile all’UE verrebbe a mancare. Inoltre, la crisi economica e il fatto che il Regno Unito è ancora vittima di una recessione ben più grave della maggior parte degli altri paesi continentali offrono comunque un’opportunità per vedere sotto una luce più positiva i vantaggi dell’integrazione europea. Tuttavia, avendo intrapreso una traiettoria politica molto chiara in merito, sarà difficile per Cameron modificarne la direzione. Tenere a bada i propri commilitoni euroscettici rimane una priorità, ancor di più dopo che una buona parte di loro ha manifestato grande delusione nei confronti di quella che è apparsa come una chiara ritrattazione sull’ipotesi referendum. Resta naturalmente da escludere la possibilità che il Regno Unito abbandoni l’UE – un’opzione che, ironia della sorte, è introdotta dal Trattato di Lisbona – come alcuni delegati conservatori vorrebbero. Ma gli “arroccamenti” degli ultimi anni rendono assai critica la posizione di Cameron se fosse eletto primo ministro. E difficilmente i capi di stato europei sarebbero disposti a fare concessioni dati i trascorsi.

Nel corso degli anni, i governi britannici, riluttanti a investire risorse nell’evidenziare i vantaggi dell’UE, hanno lasciato che l’opinione pubblica venisse spinta su posizioni ostili all’Europa da media sostanzialmente euroscettici. A 37 anni dalla sua adesione è ora che il Regno Unito affronti il tema attraverso una vasto dibattito pubblico e una campagna d’informazione governativa. L’Europa sarà certamente nell’agenda di un governo diretto da Cameron dal momento che molte promesse al riguardo sono oggetto della sua campagna elettorale. Sfortunatamente, con Cameron come primi ministro e Hague segretario agli Esteri difficilmente un dibattito pubblico porterebbe a sviluppare un sentimento più favorevole all’Europa.

Traduzione a cura di Francesco Molica

Foto : Commissione Europea


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