Nelle elezioni europee si concentrano numerose contraddizioni sconcertanti : Se con i trattati i poteri del Parlamento si accrescono sempre più, il tasso di partecipazione invece crolla. Nonostante le campagne comuni e l’affissione di un numero sempre maggiore di manifesti studiati dai partiti europei, non esiste ancora un vero e proprio dibattito paneuropeo. Ancor prima delle votazioni, i giochi sembrano già fatti per quel che riguarda l’attribuzione delle cariche europee più importanti (Commissione, Presidenza del Consiglio), e allora perché votare ?
In effetti, si pongono numerosi problemi per queste elezioni del 2009 e su ognuno di questi problemi i cittadini europei, votando, possono influenzare decisioni chiave.
La sfida della campagna
1 – Invertire la curva di partecipazione Secondo un sondaggio Eurobarometro, il 66% dei cittadini si asterranno dalle prossime elezioni. Le cause di tale astensione restano le stesse : mancanza d’informazione, sensazione di un impatto debole del voto sulle scelte politiche. Per far fronte a tutto ciò, i partiti e il Parlamento europeo hanno lanciato alcune campagne che spingono al voto : saranno servite ?
2 - Una campagna poco entusiasmante La campagna non sembra mai essere decollata, almeno non su temi davvero europei. A parte il Green New Deal proposto dai Verdi Europei, e la piattaforma Libertas di Declan Galey, un dibattito europeo da porre sotto gli stessi termini in tutti i ventisette Stati membri non è emerso. Per interessare i cittadini, i partiti in questione avrebbero dovuto proporre diverse soluzioni su tre o quattro problemi a livello europeo (nuove relazioni transatlantiche, ri-negoziazione degli accordi di Kyoto, crisi finanziaria ed economica), basarvi la propria campagna e discuterle davanti ai cittadini tramite i candidati : ciò non è avvenuto.
Politicizzare il dibattito all’Euroassemblea
3 – Finalmente delle alleanze politiche al PE ?Secondo i risultati, è probabile che si assisterà all’emergere di vere e proprie alleanze politiche (e non più a un accordo tecnico tra i due grandi gruppi : il Partito Popolare Europeo e il Partito Socialista Europeo). Queste alleanze politiche, che potrebbero essere di centro sinistra (PSE- Verdi/ALE-ALDE) o di centro destra (ALDE- PPE), potrebbero avere come risultato una distribuzione politica delle principali cariche (presidenza del Parlamento) e una trasformazione dell’assemblea in un’autentica arena politica.

- Seduta di una commissione
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Al di là delle lotte interne al PE, le elezioni sono suscettibili di influenzare fortemente le politiche europee. (Fonte : www.flickr ;com; Chourka Glogowski)
4 – Le sfide dei poteri nei gruppi politici Per i grandi gruppi politici, PSE e PPE, la sfida è di conciliare grande dimensione e coesione interna e per questa ragione, secondo i risultati di diverse delegazioni membre, il PPE non potrà evitare un dibattito interno sulla propria identità e orientamento. È fuor di dubbio che l’abbandono da parte dei conservatori britannici e l’arrivo dei post-fascisti italiani di Alleanza Nazionale avranno un impatto sull’orientamento politico del PPE : più conservatore ? Più democratico – cristiano ? Più sociale ? Più liberale ? Più a favore dell’ambiente ? Più agrario ? Più atlantista ? Ancora federalista ? Per i piccoli gruppi, la sfida è di intercettare quanti più voti possibile : i liberali democratici vogliono restare al centro, rimanere i « king maker » e arbitrare tra PSE e PPE...mentre gli altri gruppi (Verdi, GUE e un nuovo gruppo sovranista di centro-destra) si disputeranno il posto di quarto (o addirittura terzo) gruppo politico. Dietro queste sfide del potere, ne va della questione di influire sulle politiche europee : più o meno verdi ? Più o meno forti sulla scena mondiale ? Più o meno ambiziose in termini di budget, di protezione dei consumatori ?
Dopo le elezioni, una Commissione ristretta per assicurare la transizione ?
5 – Cariche a volontà Dopo le elezioni europee, chi sarà il presidente del Parlamento ? (Graham Watson [ALDE/ GB]- ? Jerzy Buzek [PPE/ PL] ? Mario Mauro [PPE/ I] ?) Chi nominerà il Parlamento come presidente della Commissione ? Quali commissari accetterà di nominare ? I candidati saranno conosciuti in anticipo da tutti i cittadini o nasceranno da accordi a porte chiuse ?
6 - La Commissione in stand-by Se il trattato di Lisbona entrerà in vigore nel 2010 sono previste diverse modifiche : il Parlamento avrà più poteri (in materia di controllo budgetario) sulla politica agricola e commerciale. Il numero di europarlamentari verrà aumentato. Inoltre, anche la Commissione avrà più poteri. Perciò, è molto probabile che la nomina di un nuovo collegio sarà rimandata in autunno (dopo il voto irlandese)… il che potrebbe creare dei problemi visto che alcuni commissari attuali si presentano alle elezioni. (V. Reding [PPE/L], L. Michel [ALDE/B], D. Hübner [PPE/PL])..


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