Sky vs Mediaset : la battaglia approda in Europa

Sono recentissimi gli sviluppi delle azioni tra le emittenti televisive Mediaset e Sky che ormai da anni si danno battaglia per la conquista dell’ultimo telespettatore italiano, spesso ignaro degli interessi commerciali a dir poco incalcolabili che si celano dietro la sua scelta quotidiana di accendere o meno la televisione e guardare un programma piuttosto che un altro.


Si potrebbe dire che tutto è iniziato con il famoso, o forse è meglio dire famigerato, passaggio al “digitale terrestre”, scaglionato nei mesi e negli anni per le varie regioni e città italiane, che ha costretto i cittadini all’acquisto di televisori di ultima generazione o di semplici decoder da installare sui vecchi apparecchi. Infatti, nelle Leggi finanziarie del 2004 e 2005 si era previsto un contributo pubblico, prima di 150 euro e successivamente di 70 euro, per ogni utente che avesse acquistato un apparecchio per la ricezione di segnali televisivi digitali terrestri, un decoder appunto ; il limite di spesa del contributo ammontava, per ogni anno, a 110 milioni di euro.

Successivamente, interveniva la Commissione europea la quale, a seguito delle denunce delle società Europa 7 e Sky Italia in merito ai suddetti contributi statali, riscontrava i presupposti per aprire un’indagine formale in materia di aiuti di Stato, ex articolo 87, paragrafo 1 TCE. E’ bene infatti ricordare che per qualificare una misura come “aiuto di Stato” occorre che sussistano quattro presupposti : innanzitutto deve trattarsi di un intervento dello Stato o fatto mediante risorse statali ; in secondo luogo, l’intervento deve accordare un vantaggio economico cd. “selettivo” al suo beneficiario ; deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza ; e infine, deve essere atto a incidere sugli scambi tra gli Stati membri.

Un aiuto di Stato

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Accogliendo la deuncia di Sky la Commissione aveva già giudicato il passaggio al digitale terrestre come aiuti di stato

Nella sua decisione del 24 gennaio 2007, la Commissione ha proceduto con ordine ; essendo la misura contenuta nelle leggi finanziarie del 2004 e del 2005, ed essendo quindi finanziata mediante il bilancio statale, la prima condizione risulta soddisfatta, senza neppure alcun tentativo di contestazione da parte dello Stato italiano. Riguardo al carattere della selettività e in particolare dell’individuazione dei beneficiari della misura, seppure questi possono essere fatti coincidere con i consumatori finali, ossia noi, i telespettatori, la Commissione sostiene che il vantaggio finisce per giungere indirettamente anche alle emittenti televisive che operano sulle piattaforme digitali terrestri e via cavo, agli operatori delle reti che trasmettono il segnale e infine ai produttori dei decoder. In particolare, la misura può considerarsi selettiva in quanto ha permesso alle emittenti televisive terrestri e via cavo di “sviluppare un audience, con particolare riguardo all’incremento delle attività pay per view” : in assenza di tale misura, le emittenti avrebbero dovuto sostenere i costi di tale attività, esattamente come è accaduto per Sky, società che opera sulla piattaforma satellitare e non terrestre, la quale ha provveduto a fornire gratuitamente ai suoi abbonati un decoder e un’antenna parabolica. Il contributo statale, in altre parole, ha permesso alle emittenti televisive di evitare il costo di una pratica commerciale, quale il sovvenzionamento dei decoder, diffusa sul mercato e utile per creare una audience. Nondimeno, gli operatori già presenti sul mercato potevano facilmente convertire le loro concessioni analogiche in digitali, mentre i nuovi concorrenti dovevano prima acquistare concessioni sul mercato per poi effettuare la radiodiffusione in via analogica. Il vantaggio in questione si è poi trasformato anche in una consolidazione della posizione degli operatori terrestri, cioè una sorta di fidelizzazione della propria clientela per le nuove attività di televisione a pagamento.

In conclusione, la selettività risulta dal fatto che non tutte le emittenti potevano trarre vantaggio dalla misura erogata dalla Repubblica italiana : ne rimanevano per esempio escluse tutte le emittenti presenti solo sulla piattaforma satellitare, le quali non hanno visto aumentare il numero dei loro spettatori con l’introduzione della televisione digitale terrestre. Come terzo passaggio del suo ragionamento, la Commissione aggiunge che la misura in questione si presta a falsare la concorrenza in quanto, come sostenuto anche dall’Autorità Garante per la concorrenza e il mercato nelle sue “Conclusioni dell’indagine conoscitiva sul settore televisivo” del 6 dicembre 2004, operatori terrestri e satellitari si trovano in concorrenza nel mercato della televisione a pagamento, di conseguenza il costo del decoder ha di fatto inciso sulla scelta del consumatore tra le due diverse piattaforme, arrivando il contributo erogato dallo Stato italiano in una fase piuttosto delicata : nel momento in cui molti spettatori di televisione analogica terrestre dovevano affrontare la transizione verso la televisione digitale, potendo scegliere se investire in un apparecchio di ricezioni di trasmissioni terrestri oppure via satellite. Infine, in merito all’incidenza sugli scambi tra Stati membri, essendo i mercati di radiodiffusione e i servizi di rete aperti alla concorrenza internazionale, favorire in modo selettivo solo determinate emittenti comporta che la concorrenza risulti falsata a scapito di operatori economici che potrebbero provenire da altri Stati membri.

Avendo qualificato la misura come aiuto di Stato, la Commissione passa a valutare la sua compatibilità o meno con il mercato, ai sensi della deroga prevista dall’articolo 87, paragrafo 3, lettera c) TCE, secondo il quale un aiuto è compatibile se persegue un obiettivo di comune interesse in modo necessario e proporzionato, per esempio per rimediare a una possibile disfunzione del mercato stesso ; seppure la Commissione abbia ritenuto che il passaggio dalla radiodiffusione in tecnica analogica a quella in tecnica digitale e la diffusione di standard aperti per l’interattività siano da considerare obiettivi di comune interesse, la misura non è risultata né necessaria, né proporzionata, determinando un’inutile distorsione a favore delle emittenti televisive terrestri già presenti sul mercato, mercato solo apparentemente caratterizzato da un rigido oligopolio e nel quale tali distorsioni possono avere un considerevole effetto sulla concorrenza.

La Commissione conclude che il contributo concesso dall’Italia in favore delle emittenti digitali terrestri che offrono servizi di televisione a pagamento e agli operatori via cavo di televisione a pagamento per l’acquisto di decoder che consentano la ricezione di segnali televisivi in tecnica digitale terrestre costituisce un aiuto ai sensi dell’articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE e che l’aiuto non è compatibile con il mercato comune. Esso, inoltre, non è stato comunicato alla Commissione dall’Italia ai sensi dell’articolo 88, paragrafo 3, del trattato CE ed è stato attuato illegittimamente senza l’autorizzazione della Commissione, configurandosi dunque anche come aiuto illegale. La decisione della Commissione porta all’inevitabile conclusione della richiesta di restituzione dell’aiuto.

La Repubblica italiana ha così tentato di evitare la debacle sostenendo che fosse impossibile quantificare l’ammontare dell’aiuto da recuperare e soprattutto che fosse difficile ricostruire presso chi dovesse avvenire il recupero in questione, ma la Commissione ha precisato che, secondo costante giurisprudenza della Corte di giustizia, gli aiuti vanno recuperati presso i beneficiari effettivi degli stessi i quali, nel caso di specie, sono le emittenti digitali terrestri che offrono servizi di televisione a pagamento e gli operatori via cavo di televisione a pagamento ; inoltre, sempre secondo giurisprudenza della Corte, nessuna norma di diritto comunitario impone alla Commissione di determinare l’importo esatto dell’aiuto da restituire, bensì esso è rimesso alle modalità previste dal diritto interno di ciascuno Stato membro ; la competenza è del giudice nazionale : laddove venga adito, spetterà a questi pronunciarsi sull’importo dell’aiuto da restituire, previo eventuale rinvio alla Corte di giustizia per chiarimenti sul punto.

La sentenza

Passiamo quindi alla sentenza del 15 giugno 2010, con cui Tribunale di primo grado si pronuncia sul ricorso della società Mediaset contro la decisione della Commissione europea. Di nuovo, nulla da fare per l’emittente televisiva ; il Tribunale concorda con il ragionamento portato avanti dalla Commissione e ne conferma la decisione, respingendo il ricorso e condannando Mediaset al pagamento delle spese processuali. In particolare, il Tribunale concorda con la Commissione nel ritenere che il contributo non rispondesse al requisito della “neutralità tecnologica” e che l’aiuto “da un lato incentivasse i consumatori a passare dal sistema analogico a quello digitale terrestre limitando (…) i costi che le emittenti televisive digitali terrestri avrebbero dovuto sopportare e dall’altro, ha consentito alle emittenti medesime di consolidare rispetto ai nuovi concorrenti, la loro posizione sul mercato, in termini di immagine di marchio e di fidelizzazione della clientela”. In aggiunta, prosegue il Tribunale, anche se tutte le emittenti satellitari avessero potuto beneficiare della misura offrendo decoder “ibridi” (ossia decoder con tecnologia contemporaneamente terrestre e satellitare), esse avrebbero comunque sopportato un costo supplementare che si sarebbe con ogni probabilità dovuto riversare sul prezzo di vendita al pubblico, rimanendo svantaggiati rispetto ai decoder unicamente digitali terrestri, aiutati dalla sovvenzione.

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Il tribunale di prima istanza ha bocciato il ricorso dI mediaset contro la decisione della Commissione Europea

Non stupisce dunque che ora Sky abbia raddoppiato la posta in gioco. Avendo dalla sua parte una decisone della Commissione europea che condanna, tra gli altri, Mediaset alla restituzione degli aiuti di Stato concessi per l’acquisto dei decoder digitali terrestri – i quali le avevano di fatto aperto le porte al mercato della televisione a pagamento, ove Sky era da anni considerata monopolista assoluta –, nonché una sentenza del Tribunale di Primo grado che conferma la decisione della Commissione in questione, Sky rilancia. Il mercato della pay per view, grazie ai digitali terrestri, non è più un monopolio, Mediaset ha sufficienti potenzialità per “sottrarre” con i suoi canali a pagamento utenti abbonati e possibili futuri clienti a Sky, dunque quest’ultima non ha ritenuto più giustificato il suo impedimento, risalente al 2003, all’accesso al digitale terrestre per la trasmissione di programmi in chiaro.

Il 20 luglio 2010 la Commissione europea ha accettato di sollevare Sky Italia da un impegno sottoscritto nel 2003 che le impediva di partecipare alla gara di aggiudicazione delle frequenze per la televisione digitale terrestre. L’impegno avrebbe dovuto concludersi il 31 dicembre 2011, ma al contrario, grazie alla decisione della Commissione l’impresa potrà nel giro di alcuni mesi partecipare alla gara per trasmettere programmi televisivi in chiaro per un periodo di cinque anni.

Nel 2003 infatti, a causa della costituzione di una nuova emittente televisiva via satellite denominata Sky Italia, la Commissione aveva autorizzato News Corporation Limited (Newscorp) ad acquisire il controllo di Telepiù Spa e di Stream Spa. Poiché l’operazione aveva creato una posizione molto forte sul mercato delle pay TV, la Commissione aveva subordinato l’autorizzazione ad una serie di condizioni molto rigorose con scadenza il 31 dicembre 2011, in base alle quali l’impresa poteva offrire la pay TV soltanto su satellite e non poteva mantenere o acquisire frequenze sul digitale terrestre. Tali impegni avrebbero infatti limitato il potere di mercato di Sky Italia nel settore della pay-TV. Contemporaneamente la Commissione ha cercato di agevolare l’ingresso sul mercato di nuove imprese garantendo loro l’accesso alle infrastrutture e al contenuto necessari per offrire efficacemente servizi di pay-TV in Italia, a prescindere dalla piattaforma.

Nel novembre 2009 Sky Italia ha chiesto alla Commissione di essere sollevata dall’impegno relativo alla piattaforma del digitale terrestre in modo da poter partecipare alla futura gara per l’aggiudicazione di cinque nuove frequenze che organizzeranno le autorità italiane. In effetti, la Commissione poteva decidere di modificare gli impegni in questione, ove avesse rilevato che le condizioni del mercato televisivo italiano erano cambiate in maniera significativa rispetto al 2003.

Proprio in tal senso, la Commissione ha rilevato che grazie agli impegni connessi alla decisione del 2003, attraverso il digitale terrestre hanno fatto il loro ingresso sul mercato italiano della pay TV operatori alternativi, quali Mediaset e Telecom Italia/Dahlia, anche se Sky Italia ha mantenuto la propria posizione dominante sul satellite. In poco tempo, la TV digitale terrestre è diventata la principale piattaforma per il consumo di televisione digitale in Italia ed è probabile, secondo la Commissione, che mantenga tale posizione per parecchi anni dopo il cosiddetto switch-off delle trasmissioni analogiche che è slittato al 2012. Infine, a partire dal settembre 2008, è stata creata una nuova piattaforma digitale satellitare, chiamata TIVU Sat, realizzata da RAI, Mediaset e Telecom Italia, disponibile per i consumatori italiani.

La prossima gara è un’opportunità unica per Sky Italia per entrare nella piattaforma del digitale terrestre, in concorrenza con le emittenti già esistenti ; attualmente infatti lo spettro delle 21 frequenze è sostanzialmente detenuto da operatori già presenti sul mercato, basti pensare che Mediaset, RAI e Telecom Italia hanno nel complesso 11 frequenze e altre 5 sono già state assegnate o sono in procinto di esserlo. L’indagine di mercato ha tuttavia sollevato riserve sul fatto che il significativo potere di mercato di Sky Italia nel settore della pay TV, in particolare su satellite, verrebbe rafforzato dal suo ingresso nel digitale terrestre. Per eliminare tali riserve, Newscorp ha assunto l’impegno in base al quale Sky Italia parteciperà solo all’attribuzione di una delle cinque frequenze rimanente per le quali si deve procedere all’assegnazione, con l’ulteriore limite di utilizzo solo per trasmissioni in chiaro, dunque non a pagamento, per un periodo di cinque anni.

Le reazioni

Alla notizia Mediaset si è detta « assolutamente sconcertata » e ha annunciato ricorso alla Corte di Giustizia Europea, in quanto “le condizioni fissate dalla Commissione nel 2003 che impedivano a Sky Italia di entrare nella tv digitale terrestre sino al 2012 in virtù della sua posizione dominante sul mercato pay TV sono ancora valide”.

Posizione opposta quella di Sky Italia che afferma tramite il suo Amministratore delegato Tom Mockridge : ’’Siamo estremamente soddisfatti della decisione odierna. La Commissione europea ha confermato oggi che il mercato televisivo italiano ha vissuto grandi cambiamenti negli ultimi anni, cambiamenti avvenuti anche grazie al costante impegno di Sky Italia nell’introdurre più concorrenza, piu’ innovazione e piu’ scelta in un mercato storicamente dominato da due incumbent’’. Mockridge incalza Mediaset e aggiunge « Mi piacerebbe davvero capire se per Mediaset, Sky è un monopolista o è un competitor. Se siamo stradominanti nella pay TV oppure se Mediaset Premium, come affermato durante la loro presentazione agli analisti, ha raggiunto 4.1 milioni di clienti, un numero che, considerando che Sky Italia ne ha 4.7 milioni, è un po’ in contraddizione con la prima affermazione ». Qualora Sky Italia avesse successo nella gara di assegnazione delle frequenze digitali, conclude Mockridge, ’’saranno ancora una volta i consumatori italiani a trarne benefici’’.

La storia sembra senza fine, si attende il ricorso di Mediaset alla Corte di giustizia e la successiva pronuncia del giudice comunitario ; nel frattempo al singolo telespettatore non resta che cambiare canale, oppure, per i più coraggiosi, spegnere la TV….in fondo è quasi agosto e d’estate si va in vacanza, staccando la spina da tutto e da tutti. Altrimenti poi come si farà a settembre a decidere a quale pay per view abbonarsi ?


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Sky vs Mediaset : the battle comes to Europe

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Silvia RENZI

Silvia gradueted in the four years course of Law in “Tor Vergata” University of Rome, 110/110 with first-class honours, with a thesis about European competition law, in particular on the private enforcement of articles 81 and 82 EC Treaty; after (...)
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