Sochi, tra Giochi e proteste

Prendono il via le tanto attese Olimpiadi Invernali di Sochi 2014. Intanto in Russia e nel resto del mondo si moltiplicano le manifestazioni di protesta contro le leggi liberticide messe in atto dal Presidente Putin, al suo terzo mandato come capo della Federazione Russa.


Leggi anti-gay

Le leggi anti-gay, secondo le quali Putin vieta ogni forma di propaganda di “relazioni sessuali non-tradizionali” di fronte ai minori, sono al centro delle molte proteste che si stanno verificando da giorni ormai in tutto il paese alla vigilia dei Giochi Invernali di Sochi. Gli attivisti per i diritti gay approfitteranno dell’ingente presenza mediatica alle Olimpiadi di Sochi per diffondere il loro messaggio di protesta contro le leggi adottate lo scorso anno dal Presidente Putin. Molti manifestanti sono già stati picchiati e arrestati dalle forze dell’ordine.

Fonte : www.flickr.com

Dal canto loro, gli atleti hanno le mani legate dall’articolo 50 della Carta Olimpica, che vieta agli atleti che partecipano ai giochi di usare il momento della consegna delle medaglie olimpiche per fare propaganda politica. I partecipanti potrebbero quindi essere multati o addirittura espulsi dalla competizione qualora usassero la scena del podio per diffondere messaggi a difesa dei diritti dei gay, ma potranno invece approfittare di altre circostanze per esprimersi liberamente, come per esempio durante le conferenze stampa. Molti atleti hanno già espresso apertamente il loro sostegno al Principio 6 della Carta delle Olimpiadi, che proclama l’incompatibilità con lo spirito dei Giochi di qualsiasi atteggiamento di discriminazione sulla base di “razza, religione, affiliazione politica, genere o qualsiasi altro criterio”.

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La norma approvata da Putin si discosta dalle precedenti leggi che vietavano l’omosessualità e che rimasero in vigore fino al 1993. In questa nuova versione, Putin non fa riferimento esplicito alle relazioni omosessuali, bensì parla di “relazioni sessuali non tradizionali”. La dialettica utilizzata dal Presidente è volutamente ambigua per lasciare spazio ad ampie e arbitrarie interpretazioni della norma stessa. Questo rende meno chiaro quali siano le manifestazioni punibili con multe salate e conferisce alle forze dell’ordine russe una maggiore libertà di applicare la norma in maniera poco trasparente. Secondo la legge, chi dovesse essere ritenuto colpevole di fare propaganda di “relazioni sessuali non tradizionali” di fronte a minori sarebbe punibile con multe che vanno dai 100-125 euro per privati, a 1.000-1.250 euro per chi ricopre una carica pubblica e infine dai 19mila ai 23mila euro per chi svolge un ruolo nella magistratura. Inoltre, gli stranieri potrebbero vedersi addebitare una multa di 2.500 euro con la possibile aggiunta di 15 giorni di reclusione e l’espulsione dalla Federazione. Quasi a difesa delle sue stesse dichiarazioni, il Presidente Putin ha cercato di indorare la pillola al pubblico russo e straniero specificando che le nuove norme non significano affatto che nel suo paese le manifestazioni omosessuali siano vietate. Il capo dello stato ha anzi sottolineato quanto i russi adorino personalità omosessuali come Elton John e le sue performances. E’ solo sufficiente che gli omosessuali si mantengano lontani dai bambini. Qualcuno forse dovrebbe spiegare al Presidente che l’allusione al fatto che le persone omosessuali siano per loro stessa natura dei molestatori di minori si chiama calunnia.

La presa di posizione dei leader internazionali

La reazione dei leader europei. Il Presidente del Consiglio italiano, Enrico Letta, nonostante le numerose proteste e voci anche interne al proprio partito che lo esortavano a non presenziare alla cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici di Sochi, ha annunciato che ci sarà. Il premier ha tenuto a sottolineare l’importanza della partecipazione italiana all’evento (anche come occasione per lanciare la candidatura dell’Italia ad ospitare le Olimpiadi nel 2014). Letta ha però anche ribadito la sua più totale “contrarietà a qualunque norma o iniziativa discriminatoria nei confronti dei gay, nello sport così come fuori dallo sport”.

E se il protocollo diplomatico ha ancora un senso, risuona invece come un forte grido di protesta l’assenza alla cerimonia del Presidente degli Stati Uniti. Barack Obama aveva infatti da tempo annunciato la sua non partecipazione all’inaugurazione dei Giochi di Sochi, così come l’assenza di qualsiasi membro del suo governo. Quasi a lanciare un’ennesima provocazione al rivale Putin, Obama ha deciso di essere rappresentato in Russia dalla ex campionessa di tennis, nonché icona del mondo gay, Billie Jean King, in qualità di componente del President’s Council on Fitness, Sports and Nutrition, accompagnata da un’altra atleta gay, l’ex campionessa di pattinaggio sul ghiaccio Caitlin Cahow.

La decisione di Obama ha fatto eco ad un altro capo di stato, il Presidente tedesco Joachim Gauck, che precedentemente aveva dichiarato la sua mancata partecipazione all’apertura dei Giochi Invernali di Sochi. Fin dalla sua elezione, Gauck, ex pastore luterano che aveva partecipato attivamente ai movimenti di protesta nella Germania dell’Est prima della caduta del muro di Berlino, ha negato una sua visita ufficiale a Sochi a simbolo della dura critica delle leggi omofobe ed imperialiste messe in atto dal regime di Putin. Non dello stesso avviso invece la cancelliera Angela Merkel che, come il premier inglese David Cameron, ha dichiarato che la migliore risposta ai limiti alle libertà individuali imposti da Putin non è il boicottaggio ma la partecipazione ai Giochi. Sfruttare l’attenzione mediatica e la presenza di riflettori di tutto il mondo puntati sulla Russia, per far luce sulle discriminazioni cui sono sottoposti omosessuali, attivisti di diritti umani e oppositori politici. Il Segretario alla Cultura del governo britannico, Maria Miller, ha inoltre dichiarato che il Regno Unito metterà a disposizione dei movimenti di protesta per i diritti dei gay ingenti aiuti economici per assicurarsi che questi gruppi dispongano degli “strumenti necessari affinché’ il loro lavoro sul terreno sia efficace e possa fare la differenza”.

Vento di cambiamento o maschera temporanea ?

Insomma questi Giochi, che Putin ha tanto voluto per rilanciare l’immagine di una Russia forte e decisiva sulla scena internazionale, rischiano invece di essere proprio la cartina di tornasole della politica autoritaria ed imperialista del Presidente. Non un’occasione per dimostrare al mondo la rinnovata potenza e la nuova politica liberale della Federazione Russa, ma uno specchio della debolezza e precarietà di un regime che si basa sull’imposizione forzata e violenta di norme liberticide. Non a caso, nei mesi che hanno preceduto il viaggio verso Sochi il Presidente Putin ha cercato di riscattare la sua immagine agli occhi del mondo con gesti estremi e totalmente contro corrente rispetto al pugno di ferro con cui ha sempre governato. Prendiamo per esempio la scarcerazione dopo due anni delle Pussy Riots, l’inaspettata liberazione dell’ex magnate della Yukos e forte oppositore di Putin Mikhail Khodorkovsky e il rilascio degli attivisti di Greenpeace, tra cui anche l’italiano Cristian D’Alessandro, che nel Settembre 2013 erano stati incarcerati a San Pietroburgo dopo aver attaccato la piattaforma di Gazprom nell’Artico. La grazia a costoro non è stata concessa a caso, ma proprio perché si trattava di casi che hanno sempre suscitato una forte attenzione mediatica e che avrebbero quindi contribuito a “ripulire” l’immagine di Putin e a farlo apparire come il nuovo zar dall’animo magnanimo.

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Fonte : www.flickr.com

Ma la domanda rimane, cosa sarebbe successo a questi personaggi se non ci fosse stata l’occasione dei Giochi di Sochi ? E cosa succede a tutti quegli attivisti il cui caso non ha raggiunto i riflettori dei media internazionali ? Domani, quando i Giochi Invernali saranno terminati, la Russia avrà imparato davvero la solenne lezione di non poter limitare e soffocare la libertà di espressione e di protesta degli attivisti, o torneremo a sentire di oppositori del regime pestati dalle forze dell’ordine e incarcerati a tempo indeterminato ? Sochi sono una grande occasione per la Russia. I tempi sono cambiati, non si è più all’epoca della polizia segreta e la popolazione russa ha ora molti nuovi strumenti per manifestare il proprio dissenso rispetto al regime al potere. Putin si trova dunque di fronte ad un bivio e deve decidere se mettere in discussione i suoi metodi di governo e mettersi in gioco concedendo maggiore libertà di critica rispetto al suo operato, oppure mantenere il pugno di ferro chiudendo la bocca ai suoi oppositori credendo cosi di rafforzare la propria posizione. Quello che il Presidente deve capire però è che in questa seconda ipotesi, oggi non ne uscirà assolutamente rafforzato, le proteste continueranno a dilagare e a riempire le piazze di Mosca e della Russia intera e, a lungo andare, il consenso nei suoi confronti si assottiglierà al punto tale che di lui rimarrà solo il ricordo di uno dei tanti dittatori del Cremlino che nonostante la sua politica repressiva non è riuscito a piegare l’animo combattivo e indistruttibile del popolo russo.


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