Ma anche nelle Pmi non va meglio, un lavoratore su quattro nel 2010 è a rischio cassa integrazione nelle piccole e medie imprese italiane. Troppa la burocrazia, pochi gli aiuti, grave la congiuntura internazionale. Una crisi che minaccia crescenti parti dell’Ue, tanto che Portogallo o Irlanda potrebbero essere una nuova Grecia, con conseguenti aumenti fiscali e tagli di liquidità. Una situazione non ideale per l’imprenditoria, al punto che importare è divenuto più conveniente che esportare. Basti pensare alle statistiche riguardo il primo importatore di prodotti europei, gli Usa. Dal 28% di importazioni made in Europe nel 2000, gli Stati Uniti sono passati al 19% nel 2009, di pari passo con la diminuzione delle esportazioni Usa verso l’Europa.
Ecco perchè, dice la Commissione, bisogna puntare sulle piccole e medie imprese, che in Europa vogliono produrre dall’inizio alla fine, ma aperte ad un contesto globale. Questo il senso delle proposte avanzate da Antonio Tajani, che presenterà una relazione in Consiglio entro la primavera 2011 sugli ostacoli agli scambi e agli investimenti.
A partire dall’anno prossimo infatti, la Commissione introdurrà un ’test di competitività’ rafforzato, dalle regolamentazioni dei mercati finanziari alla nuove legislazione ambientale. Una strategia di rilancio, ma anche una ricognizione anti-crisi, soprattutto davanti alla situazione finanziaria di Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo, con un occhio all’impasse politica italiana.

- La sfida di un nuovo sviluppo industriale compatibile con l’ambiente
-
(Fonte:www.flickr.com © Curt Carnemark / World Bank)
Industria e mutamento climatico
E se il governo italiano è alle prese con un’infinita bagarre politica, l’Europa rilancia la strategia climatica di medio termine con gli ambiziosi obiettivi del -20% di emissioni entro 10 anni. Un piano ‘scellerato’ per chi come il premier Berlusconi ha sin dall’inizio chiesto più flessibilità a Bruxelles. E i dati in qualche modo non gli danno torto : l’83% dei trasporti in Europa nel 2009 sono avvenuti su gomma, stando a Eurostat. Senza dubbio infatti la Climate Action promossa dall’Unione Europea impone ai 27 dell’Ue di rivedere abitudini e consumi, anche nell’ambito produttivo. Uno sforzo che potrebbe essere fatale per l’asfittico settore industriale italiano, ma che altri Paesi potrebbero reggere meglio. Germania in testa, da anni impegnata in massicci investimenti su energie rinnovabili e produzione sostenibile.
Non a caso infatti, Tajani ha presentato i suoi punti innanzitutto a Berlino, da dove potrebbero partire nuovi cospicui aiuti a Irlanda e Portogallo. Un’Europa dunque a due-tre velocità, dove Svezia, Germania e nord Europa devono dare l’esempio per trainare l’economia, senza affossare la competitività in ambito comunitario. Un vero e proprio banco di prova per l’idea stessa di Unione Europea solidale e progressiva, ma non esattamente un segnale di ‘real politik’ come piacerebbe al governo italiano, relegato come non mai a un ruolo di secondo piano, pur restando il paese più stabile dell’area mediterranea.
Il pacchetto Clima ed Energia dell’Ue però prevede riduzioni del 20% di contributi a partire dal 2013 e un graduale distaccamento dalla dipendenza energetica nei confronti di Mosca e Tripoli, due buoni amici del premier italiano. L’Ue comunque specifica che non tutti possono puntare a riduzioni significative, indicando come obiettivi per la Svezia il -49% di emissioni e per Malta il -10%. Europa 2020 rischia quindi di diventare la Champions’ league di un campionato che si gioca tra pochi, mentre gli altri arrancano per non fallire. Tanto meglio per l’Italia, che potrà ‘sempre’ contare sull’amicizia del premier Berlusconi con Putin e Gheddafi.
Polemiche inutili per Bruxelles, dove - spiega Tajani - bisogna prima di tutto puntellare l’accesso ai finanziamenti e la ripresa della competitività delle piccole e medie imprese come conditio sine qua non di una ripresa, nel rispetto della Climate Action approvata dall’Ue nel giugno 2009. Obiettivi fuori portata se non accompagnati da un consumatore più consapevole dei rischi che le importazioni portano con sé : inquinamento dovuto al trasporto, concorrenza sottocosto con le merci europee, meno lavoro disponibile per chi voglia produrre in area comunitaria. E anche difficili quesiti sulla conformità di questi prodotti alle regole del mercato europeo.
Lo sforzo industriale e il mercato interno
Ad esempio, è complessa la legislazione in materia di marchio CE, che può essere apposto anche su merci extra europee, traendo quindi in inganno i consumatori. Si tratta infatti di un semplice marchio di conformità ai requisiti di sicurezza dell’Ue, e non invece, come spesso si crede, di un marchio di qualità o di provenienza. “Già nel 2005, la Commissione ha presentato una proposta di regolamento sull’obbligo di indicazione del paese di origine per alcuni prodotti importati - ci spiega Rodrigo Peduzzi, DG Imprese e Industrie dell’Ue – dopo il recente voto favorevole del Parlamento europeo, la Commissione auspica che il Consiglio si decida ad adottare il prima possibile questa norma”. Nelle prossime settimane Consiglio e Commissione si incontreranno per fare il punto sulla strategia, che è stata comunque ben accolta in Italia. Governo, Confindustria e mondo dell’artigianato hanno già espresso il loro apprezzamento, in attesa che si passi ai fatti.
I dieci punti di Tajani
Dieci i punti che Tajani indica come le azioni prioritarie per rilanciare le realtà produttive : innanzitutto, una ’fitness check’ che permetta di fare una ricognizione della legislazione corrente in ambito industriale, con l’intento di avviare una rapida standardizzazione a livello amministrativo in Europa. Poi accesso alle materie prime, trasporto ed energia, investimento in innovazione e competitività tecnologica. Non solo, ’cruciale’ è per Tajani l’accesso al credito, così da dare impulso a una fase di internazionalizzazione delle Pmi, poste le difficoltà nell’aprirsi al mercato globale in un momento di crisi per delle imprese di minori dimensioni.

- Antonio Tajani
-
(Fonte : www.flickr.com European Parliament)
Sono già diverse le realtà produttive italiane passate in mano cinese, e certamente il testimone dell’Expo che da Pechino arriva a Milano potrebbe essere l’occasione per passare da potenza coloniale in ’colonia economica’ cinese. E se gli immigrati servono per portare la forza lavoro, certamente Pechino è capace di investire capitale, risolvendo il ristagno di alcuni importanti distretti economici italiani e non solo. ’Serve innovazione’ - esorta Tajani, che sottolinea il motto : ’Think small first, per delle proposte ’su misura’, riferite in particolare alle medie e piccole imprese. Un dettaglio che interessa non poco l’Italia dei distretti industriali e artigianali, alle prese con cassa integrazione, bassa produttività e mancanza capitali.
Insomma, il passo da fare secondo Tajani è quello di creare un network produttivo di piccole e medie imprese ad alto capitale intellettuale, soluzioni innovative ed energy saving. Il tutto tramite un coordinamento orizzontale tra i paesi membri, in modo da non riversare le crisi economiche su scala sociale. Primo passo ? Ridurre gli oneri amministrativi per le imprese e innovare turismo e rendere più trasparente il funzionamento del marchio CE. “C’è il rischio che la crisi del 2008-2009 e il suo impatto a caduta libera sul commercio abbia messo a rischio anche i canali distributivi - si legge sul Competitiveness Report 2010 - gli scambi sono diminuiti del 38% rispetto ai livelli pre-crisi, facendo molto peggio degli stessi Pil nazionali”.
Una batosta che ha colpito in primo luogo l’industria automobilistica, con una perdita di circa il 45%, specialmente in paesi come Spagna, Romania e Olanda. Se per il settore automobilistico la ripresa è prevista per il 2014, non se la passa meglio il manifatturiero, che ha perso il 4% di lavoratori nel giro di un anno. ’L’Europa deve darsi un nuovo modello di crescita industriale’ - ha ribadito Tajani, che punta a recuperare 5 milioni di posti di lavoro nel manifatturiero, di cui 3 nelle piccole imprese, nel giro di 10 anni. Il tutto da coniugare con innovazione e una nuova strategia di approvvigionamento delle materie prime.

- Antonio Tajani
-
(Fonte : www.flickr.com European Parliament)
Più green economy quindi, seguendo la spinta della Germania e le nuove commesse per pale eoliche e ricerca su materiali innovativi e a basso costo ambientale. E di ricerca si parla anche in ambito manifatturiero, in cui è impiegato un quarto dei lavoratori privati in Europa. Un progetto ambizioso dunque, ma con i dovuti avvertimenti : per l’Italia infatti, ’la priorità di breve termine è il consolidamento della finanza pubblica’, indica la Commissione. In Italia il costo del lavoro tra 2005 e 2008 è aumentato del doppio rispetto alla media europea. Troppo per il mondo industriale, con le conseguenti ricadute sul mercato del lavoro.
Meno burocrazia e procedure più snelle, è il monito dell’Europa, ma il mistero riguarda quei lavoratori che vedranno presto scadere la cassa integrazione, in attesa di nuovi capitali. E’ troppo presto per dire se queste proposte riusciranno a compensare la crisi di capitali che attanaglia l’Europa, ma di certo non hanno ricevuto la stessa attenzione mediatica che Tajani ricevette ad aprile 2010, quando dichiarò a Madrid che “il turismo è un diritto umano’” promettendo - come afferma il Sunday Times - dei contributi per i viaggiatori europei in vacanza. Forse se il numero dei disoccupati cresce, potrebbe valere lo stesso anche per quello dei ‘turisti forzati’ ?


Newsletter
Euros du Village
Gli Euros
Die Euros
The Euros
Los Euros
Ajouter un commentaire
Ajouter un commentaire

(1)
