Lo scopo della conferenza, come hanno sottolineato i suoi promotori, è stato quello di riunire insieme personalità di alto profilo, accademici, policymaker, impreditori e opinion leader per dar vita a un dibattito sul futuro dell’Unione Europea. In particolare quest’anno il dibattito si è concentrato sui seguenti temi : la governance economica, il ruolo dell’UE in un contesto globale i cui equilibri sono in continua evoluzione e le politiche energetiche.
Gli oratori hanno cercato di dare una risposta a interrogativi riguardanti il ruolo delle banche centrali nella gestione della crisi e il confine tra la politica monetaria e quella fiscale, cercando di individuare le riforme di lungo periodo possibili.
Il dibattito ha rivelato una grande incertezza sul giudizio in merito alle attuali politiche di austerità. E’ emerso il timore che, dopo le elezioni tenutesi in Grecia, il collasso del Paese, che solo poche settimane fa sembrava scongiurato, sia invece altamente probabile. Il tema del futuro della Grecia non è stato trattato apertamente ma gli interventi hanno lasciato intuire una diffusa preoccupazione.
Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel, ha dichiarato che l’UE è tenuta a rafforzare il proprio sistema di governance attraverso l’utilizzo degli strumenti che il Trattato di Lisbona mette a disposizione, invece di inventarne di nuovi. Un settore fondamentale quale quello dell’energia, base sulla quale si innestò il “progetto europeo”, necessita oggi di maggiori investimenti. In particolare, ha affermato Fulvio Conti, si rende necessario un rafforzamento del settore energetico soprattutto nei prossimi quattro anni attraverso politiche stabili, chiare e di lungo raggio. Gli investimenti dovranno contribuire alla “de-carbonizzazione” delle economie degli Stati membri al fine di assicurare un futuro sostenibile alle prossime generazioni.
Anche Daniel Gros, Direttore del Centre for European Policy Studies, ha chiamato al banco degli imputati l’austerità. Siamo sicuri che non sia l’austerità stessa il maggiore problema che l’UE è tenuta ad affrontare in questo momento ?
Come ha dichiarato Michele Barnier, Commissario al Mercato Interno, l’UE sta vivendo un grosso paradosso. Egli ha convintamente affermato che : “Il mercato unico potrebbe essere la prima vittima della crisi, ma resta allo stesso tempo la più grande opportunità che abbiamo per uscirne”. Le maggiori opportunità di crescita risiedono ancora oggi secondo Michel Barnier nel mercato unico europeo, un mercato composto da 500 milioni di consumatori.
Ovviamente, suggerisce Luca Cordero di Montezemolo, Presidente di Ferrari S.pA., “c’è bisogno di più Italia in Europa e di più Europa in Italia”. La crescita economica arriverà solo dopo aver rafforzato il mercato unico ed i suoi servizi : serve ancora più integrazione tra le economie degli Stati membri.
Integrazione che si costruisce secondo Edmond Alphandéry, Presidente del Consiglio d’Amministrazione di CNP Assurances, anche attraverso la riduzione delle disparità tra i salari percepiti dai lavoratori all’interno del mercato unico europeo. Il numero uno di CNP Assurances ha anche criticato la BCE per la sua politica monetaria restrittiva, esempio di rigore senza eguali al mondo. La FED statunitense e la Banca del Giappone non attuano infatti una politica monetaria sul modello di quella messa in atto dalla BCE.
Edmond Alphandéry ha affermato che, qualora la BCE dovesse continuare sulla strada intrapresa, il risultato potrebbe essere l’indebolimento dell’integrazione economica : le esportazioni tedesche, per fare un esempio, potrebbero diminuire sempre di più e così accadrebbe anche per la produttività dei Paesi della sponda Sud dell’Europa.
Dall’altra parte del Pacifico, la voce di Barry Eichegreen, Professore di Economia e Scienza Politica a Berkeley, suggerisce una serie di misure, dall’emissione di Eurobonds, ad una riforma del regime fiscale, alla fine dei programmi di austerità, ad un maggior supporto alla crescita economica da parte della BCE. Un piano senza fronzoli che potrebbe, secondo uno dei luminari dell’economia contemporanea, salvare l’UE e anche la Grecia, alla quale dovrebbero essere forniti maggiori aiuti economici dagli altri Stati membri.
Qualora tali misure non venissero attuate i problemi potrebbero essere numerosi. E non c’è bisogno di elucubrazioni filosofiche per capire che gli estremismi, soprattutto quelli di destra, pendono come una spada di Damocle sul nostro continente.
Le recenti elezioni lo hanno dimostrato chiaramente. In Francia, pur non arrivando al ballottaggio, il Front National di Marie Le Pen è stato il terzo partito più votato e in Grecia il partito Alba Dorata ha conquistato il 7% dei voti e ben 21 deputati. Il cambio della guardia a Piazza Syntagma potrebbe non avvenire a causa della difficoltà di formare un governo di colazione nazionale, fondamentale per traghettare finalmente il Paese in acque più sicure, ed un eventuale scivolone ellenico potrebbe far franare l’intero “castello europeo”.
Un 9 maggio questo al Palazzo Vecchio a Firenze non all’insegna della festa ma con tanti spunti di riflessione per continuare a guardare al futuro con speranza e voglia di continuare la costruzione della nostra “casa comune europea”. Come dichiarò Robert Schuman il 9 maggio del 1950 a Parigi : “L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme ; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto. L’unione delle nazioni esige l’eliminazione del contrasto secolare tra la Francia e la Germania : l’azione intrapresa deve concernere in prima linea la Francia e la Germania”. Allora, come adesso.


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