Tra successi del passato e sfide future l’Italia è pronta a guidare l’Europa

Si è concluso il 30 giugno 2014 il semestre di presidenza greca del Consiglio dell’Unione europea ed è già avvenuto il passaggio di consegne all’Italia, che dal 1° luglio è ufficialmente alla guida dell’istituzione. Per il Bel Paese non si tratta certo di una novità, dal momento che in passato ha esercitato la presidenza di turno per ben 11 volte, l’ultima nel 2003, eppure quello che appare evidente è come sia radicalmente cambiato il contesto nel quale si troverà a operare nei prossimi mesi.


Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona il 1° dicembre 2009, è stato modificato il quadro istituzionale e il funzionamento dell’Ue, con l’introduzione di due nuovi attori istituzionali che prima non esistevano :

-  il Presidente permanente del Consiglio europeo formato dai capi di Stato e di Governo dei paesi membri, un’istituzione che si occupa di definire quali sono gli orientamenti e le priorità politiche generali dell’Unione europea ;

-  l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza che ha il compito invece di guidare la politica esterna dell’Unione europea e di presiedere il Consiglio “Affari esteri”, l’unica formazione che non è presieduta dalla Presidenza del Consiglio, fatta eccezione per i casi in cui è in discussione la politica commerciale comune.

Inoltre, sempre seguendo quanto stabilito dal Trattato di Lisbona, ogni mandato rientra oggi in un sistema di “team presidencies” : la Presidenza, cioè, viene esercitata da gruppi predeterminati di tre Stati membri per un periodo consecutivo di 18 mesi, nei quali ciascuno Stato esercita con turni semestrali la presidenza di tutte le formazioni consiliari, con il fine di assicurare un raggio d’azione che sia il più ampio e coerente possibile. E quest’anno è spettato proprio al nostro Paese l’onere di inaugurare il nuovo “trio di presidenze” composto da Italia, Lettonia e Lussemburgo.

Ogni presidenza partecipa, congiuntamente agli altri due Stati che compongono il “trio”, alla stesura di un programma comune di 18 mesi, che rappresenta non soltanto il punto di partenza ma anche la base del più dettagliato programma di lavoro semestrale, che ciascuna presidenza distribuisce all’inizio del proprio mandato. Così, con il via libera dato dal Consiglio affari generali il 24 giugno 2014 al programma comune delle tre presidenze, è stato ufficialmente sancito l’inizio del semestre italiano. Riguardo al piano per i prossimi diciotto mesi, questo prevede tutta una serie di iniziative per la crescita e l’occupazione, e punta a rafforzare il ruolo dell’Unione Europea nel mondo. Pertanto, le iniziative politiche da intraprendere e le misure legislative da adottare nel corso dei 18 mesi andranno identificate nell’ambito di tre blocchi tematici considerati prioritari dal governo italiano : Europa della crescita ; Europa dei cittadini ed Europa nel mondo.

Ma a rendere ancora più ardua la sfida che l’Italia si troverà ad affrontare da qui ai prossimi mesi è il contesto particolarmente sensibile dal punto di vista politico. In concomitanza con l’apertura del semestre italiano, infatti, si è insediato il nuovo Parlamento europeo, a seguito delle elezioni del 22-25 maggio 2014. Ma non è tutto. Nel corso del semestre di presidenza italiana ci sarà anche l’insediamento della nuova Commissione, visto che il mandato di quella attuale scadrà il 31 ottobre, e il rinnovo degli incarichi di Presidente del Consiglio europeo (il 30 novembre scadrà il mandato di Herman Van Rompuy, l’attuale Presidente) e di “ministro degli esteri” dell’Ue.

Eppure, tutte queste coincidenze, sebbene impensieriscano il nostro Paese e chi lo governa, si stanno concretizzando come una grandissima opportunità per rilanciare la credibilità dell’Italia in Europa e consolidare l’immagine di un partner affidabile e costruttivo. Proprio per questo l’Italia non ha alcuna intenzione di farsi cogliere impreparata, anzi, appare del tutto intenzionata a impegnarsi affinché la Presidenza si riveli un successo.

Non è un caso quindi che sia stata prestata particolare attenzione perché ci sia una preparazione accurata non soltanto delle varie componenti dell’amministrazione pubblica, che nei prossimi mesi dovrà farsi carico dell’organizzazione di eventi, riunioni e iniziative varie, ma anche e soprattutto della cittadinanza, in modo tale che la Presidenza del Consiglio UE diventi l’occasione per accrescere, entro i confini nazionali e non solo, la consapevolezza dei problemi dell’Unione.

Matteo Renzi : “Il semestre europeo ? Una gigantesca opportunità, non una formalità”

È stato lo stesso Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a sottolineare in diverse occasioni la grande opportunità che rappresenta per l’Italia assumere la presidenza di turno. Già nel suo primo discorso al Senato, prima ancora cioè di ottenere la fiducia, il premier non aveva mancato di ribadire come fosse fondamentale per il nostro Paese arrivare al semestre di presidenza con un robusto pacchetto di riforme approvate, le quali avrebbero dovuto riguardare cinque ambiti principali : lavoro, fisco, pubblico impiego, giustizia e istruzione.

Il nostro obiettivo – aveva dichiarato l’ex sindaco di Firenze - è arrivare al primo luglio dando un valore non solo formale a quell’appuntamento, ma anche sostanziale. Abbiamo il dovere di dire se vogliamo che il semestre europeo di presidenza sia una cosa seria e, in quel caso, dobbiamo spiegare all’Europa che idea abbiamo del suo futuro. Dobbiamo arrivare a luglio avendo sistemato quello che dobbiamo sistemare. Mettere a posto le cose di casa nostra non deriva da obblighi europei, ma dal rispetto per le generazioni future. Non deriva da quello che ci dice la signora Merkel o il presidente Draghi. Dobbiamo uscire dalla subalternità culturale per la quale abbiamo troppo spesso considerato l’Europa soltanto matrigna”.

Opinione che ha ribadito anche nel successivo intervento alla Camera : “Pensiamo che il semestre europeo sia una gigantesca opportunità, non una formalità. L’Europa non è il nostro nemico. Addossare all’Ue la colpa dei problemi dell’Italia significa non soltanto negare l’evidenza dei fatti ma tradire la storia istituzionale di questo Paese che ha costruito l’Europa. L’Europa oggi non dà speranza perché abbiamo lasciato che il dibattito sull’Europa fosse solo virgole e percentuali. Noi vogliamo un’Europa dove l’Italia non va a prendere la linea per sapere che cosa fare, ma dà un contributo fondamentale, perché senza l’Italia non c’è l’Europa”.

E il trionfo del Partito Democratico nelle elezioni europee di maggio, stravinte con il 41% dei consensi, ha fornito al premier la spinta definitiva per il futuro della sua azione di governo, permettendogli di guardare con fiducia ben oltre i confini nazionali. All’indomani di quello storico risultato, infatti, Renzi ha da subito volto il suo sguardo all’Europa, senza dimenticare però i problemi e i bisogni del Paese. “Adesso non ci sono più alibi per non fare le riforme, la rottamazione può iniziare, l’Italia c’è ed è più forte delle paure. Adesso è ora di cambiare l’UE”. E ha aggiunto : “Nel derby fra rabbia e speranza ha vinto la speranza. Questo è il momento dell’Italia, che deve guidare il semestre e il percorso di cambiamento dell’Europa partendo dall’assunto che dobbiamo prima di tutto cambiare noi stessi. Il cammino delle riforme in Italia non si ferma e questo è il momento per investire in Italia. L’Italia non solo non torna indietro ma avanti”.

Politica europea dell’Italia : quali obiettivi ?

Rilanciare l’immagine dell’Europa, migliorare il progetto di integrazione europea e riavvicinare le istituzioni europee ai cittadini, sono i tre grandi obiettivi che il nostro Paese sta cercando di perseguire approfittando del semestre di presidenza italiano. L’Italia è pienamente consapevole, infatti, che un futuro di crescita, di stabilità e di coesione sociale non può essere perseguito al di fuori dell’Unione europea. Proprio per questo uno dei primi interventi del governo italiano sarà mirato a cercare di rafforzare la governance dell’Unione economica e monetaria (UEM), creando degli strumenti idonei a ottenere una maggiore crescita economica, consolidando la stabilità finanziaria e rafforzando l’Eurozona grazie alla realizzazione dell’Unione bancaria. Ma costituirà una priorità anche la volontà di realizzare le migliori condizioni affinché la crescita economica sia assicurata tramite la creazione di nuovi posti di lavoro, da destinare innanzitutto ai giovani, seguendo quelli che sono gli obiettivi della strategia “Europa 2020”, alla quale l’Italia intende dare piena attuazione.

Inoltre, per stimolare e favorire la crescita, la competitività e l’occupazione, il governo intende procedere con un rafforzamento del mercato interno dell’Unione Europea, prestando particolare attenzione alle PMI e al settore energetico che dovrà diventare “economicamente più vantaggioso, più coerente con gli obiettivi di protezione dell’ambiente e più attento alla sicurezza degli approvvigionamenti”.

Riguardo invece all’attività di promozione della democrazia, della stabilità e della prosperità nel mondo, l’Italia intende supportare gli sforzi dell’Alto Rappresentante e del Servizio Europeo di Azione Esterna (SEAE) contribuendo a rafforzare una politica estera e di difesa europea che sia ancora più coerente ed efficace di quella attuale. In particolare, il governo italiano intende concentrare le proprie forze nelle zone di confine con l’UE, i Balcani occidentali e il Mediterraneo, in modo da assicurare il rispetto dei diritti umani, e vuole cercare di giungere il prima possibile a una soluzione giusta del conflitto Israelo-Palestinese.

Particolare attenzione, poi, verrà prestata ai rapporti con il “vicinato orientale” e alla questione ucraina ; mentre un’altra priorità riguarderà il coinvolgimento dei partner dell’Asia e del Pacifico - Cina e Giappone in primis - in tutte quelle questioni che impattano sulla crescita, la stabilità e la sicurezza, anche attraverso l’azione di forum regionali. Senza dimenticarsi, infine, del ruolo della Russia come partner strategico dell’UE, e dell’Afghanistan, per il quale il secondo semestre del 2014 sarà cruciale per decidere del suo futuro.

È da segnalare poi l’intenzione dell’Italia di contribuire con decisione affinché si intensifichi quel dibattito su una politica estera e di sicurezza comune, rimasto in sospeso per troppo tempo per via dei continui tagli ai bilanci.

Infine, va ricordata la volontà del nostro Paese di dare un contributo significativo per avviare uno sviluppo sostenibile e assicurare la sicurezza alimentare (un tema, tra l’altro, che sarà al centro dell’EXPO 2015 di Milano) e per rispettare il programma pluriennale “Salute per la crescita 2014/2020”, programma che risponde alla necessità di integrare gli sforzi degli Stati membri per migliorare la salute dei cittadini e garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari, e che rientra nel più ampio contesto della “Strategia Europa 2020”.


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Simone BUSCHI

Laureato in Scienze della comunicazione, curriculum politico-istituzionale, presso l’Università di Roma Tor vergata. Iscritto alla specialistica in Scienze dell’informazione, della comunicazione e dell’editoria presso lo stesso (...)
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