Tutti i pro e i contro della moneta unica

I pregi e gli handicap che pesano sull’Euro nel suo momento più difficile

Dopo aver ricordato le tappe fondamentali dell’integrazione economica e monetaria europea, indicherò i pro e i contro dell’Euro, passando poi a parlare delle politiche economiche e monetarie attuate o proposte nel corso degli anni e di recente. Nel corso del mio lavoro parlerò anche del peso su scala mondiale della moneta unica europea. Mi soffermerò su alcuni problemi riscontrati soprattutto da famiglie e cittadini. Affiderò la conclusione dell’articolo ad alcuni commenti personali.


Come si è arrivati alla moneta unica

La nascita della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio e della Comunità Economica Europea avvenute nel corso degli anni cinquanta, mirava alla progressiva eliminazione di ogni tipo di barriera al libero movimento di persone, capitali, merci e servizi tra i paesi membri : coerentemente con una tale visione, i costi di conversione tra le unità valutarie degli stati comunitari erano un ostacolo a tali movimenti e, di conseguenza, un vantaggio immediatamente percepibile con l’introduzione dell’Euro a distanza di circa cinquant’anni dall’istituzione della prima Comunità Europea è stato rappresentato dalla soppressione di tali costi [1] . Nel 1972, nel periodo di progressiva decadenza del sistema monetario internazionale stabilito nel 1944 a Bretton Woods, alcuni paesi europei crearono il cosiddetto Serpente Monetario Europeo, impegnandosi a limitare entro una fascia ristretta le oscillazioni dei tassi di cambio reciproci.

Il tentativo, purtroppo inefficace, fu seguito nel 1978 dall’istituzione del Sistema Monetario Europeo (SME) : i tassi di cambio dei paesi aderenti, non fissi ma variabili soltanto entro un determinato margine di oscillazione, furono stabiliti in relazione a un paniere inclusivo di tutte le valute dei paesi partecipanti, così da ottenere un’unità valutaria comune di riferimento definita ECU. Con la crisi del biennio 1992-93 si ampliarono le bande di oscillazione già previste dallo SME.

Nel frattempo, nel panorama economico internazionale, grazie a una stabilità monetaria perseguita con costanza dalle autorità tedesche, diveniva sempre maggiore il peso del marco e dunque della Banca centrale tedesca. Con il Trattato di Maastricht fu fissata, per tappe e nel corso degli anni successivi, la piena integrazione europea tramite un’unione monetaria fondata su una moneta unica e su una politica monetaria che avrebbe dovuto essere nelle mani di una banca centrale europea, appartenente al cosiddetto Sistema di Banche Centrali Europee : attraverso tre fasi si sarebbe giunti all’entrata in vigore di una moneta europea.

I pro

Scopo della politica monetaria della Banca Centrale Europea sarebbe stato il mantenimento della stabilità dei prezzi, così da poter contribuire a una crescita durevole, al benessere economico e all’aumento dell’occupazione. D’altronde, l’introduzione dell’Euro ha eliminato la discrezionalità delle banche centrali nazionali : un Euro il cui valore si apprezza rispetto a quello delle altre valute porta a rendere più appetibili i beni prodotti al di fuori dell’Eurozona, contribuendo ad accrescere il debito dell’area.

La fine dei costi [2] legati alla conversione da una moneta nazionale all’altra implica la fine del rischio di cambio , dal momento che, se si vuole investire in un altro stato dell’Unione Monetaria (Uem) o intendiamo recarci in tale stato, si potrà continuare a utilizzare la stessa moneta che si utilizza ogni giorno nello stato di origine o di partenza : ciò implica un maggiore incentivo al risparmio e, dunque, maggiori investimenti [3]. La fine del rischio legato al cambio, assieme al libero movimento di capitale, favorisce altresì un mercato finanziario più esteso [4] : nei fatti d’altronde, l’adozione dell’Euro ha dato una forte spinta ai mercati finanziari europei e ha favorito un aumento del volume del commercio. Infine, la riduzione della dipendenza dell’Eurosistema (costituito dalla Banca Centrale Europea e dalle banche centrali degli stati membri dell’area dell’Euro) dal Paese a moneta di riserva e cioè dagli Usa, costituirebbe un altro punto a favore dell’entrata in vigore dell’Euro [5].

I contro

D’altronde i problemi affrontati dalle autorità di politica economica e dalle parti sociali di ciascun paese appartenente all’Eurozona variano da paese a paese e la stessa incognita dell’inflazione può presentarsi – e in effetti si è sempre presentata – con tassi differenti da stato a stato, laddove la Bce basa le proprie politiche sul valore medio del tasso di inflazione : in altre parole, tale politica potrebbe rivelarsi eccessiva per i paesi più virtuosi e irrilevante per quelli caratterizzati da maggiori spinte inflazionistiche [6].

Sempre con riguardo agli svantaggi di una moneta unica rispetto ai possibili vantaggi di una moneta nazionale e dunque di una sovranità monetaria di un singolo stato, se un paese viene colpito da fasi recessive, a parità di altri fattori ciò implicherebbe il deprezzamento della valuta di quel paese la quale a sua volta renderebbe più appetibili per il resto del mondo le esportazioni e dunque le produzioni di quello stato. Da aggiungere come, nel caso dell’area dell’Euro e, più in generale, dell’Ue, tra i fattori alla base degli andamenti dell’economia interna, ve ne siano anche alcuni di natura non economica come la componente linguistica : per quanto forte possa essere la mobilità lavorativa e studentesca all’interno dell’Europa, la presenza di molte lingue parlate nell’Ue può costituire un impedimento alla mobilità. Dal punto di vista della popolazione, l’area dell’Euro possiede dimensioni tali da poter competere con gli Stati Uniti o con i paesi del Bric, ma è costituita da stati nazionali e sovrani con culture e identità linguistiche proprie : le identità linguistiche possono essere percepite dai cittadini europei sia come un impedimento, sia come una grande opportunità.

Da aggiungere come “la politica monetaria produce i suoi effetti sul livello dei prezzi con un ritardo stimato in circa diciotto/ventiquattro mesi” [7]. Con l’integrazione monetaria viene meno la discrezionalità politica dei singoli stati membri nella scelta della combinazione tra tasso di inflazione e tasso di disoccupazione ritenuti più appropriati : “l’Unione prevede la convergenza nei tassi di inflazione per facilitare l’attuazione della politica monetaria unica [8]” .

In anni recenti l’economista e docente Giorgio Lunghini descriveva alcuni problemi indirettamente correlati all’entrata in vigore dell’Euro : Lunghini focalizzava la sua attenzione su inflazione e disoccupazione giovanile [9]. “Il costo della vita – affermava Lunghini – è certamente un problema, ma non è il problema principale”. “Sono tre […] la disoccupazione giovanile. Gli altri due si chiamano bassi salari e precarietà”. Per quanto riguardava la percentuale di giovani disoccupati, “i giovani senza lavoro sono il trenta per cento del totale. È uno dei tassi più alti tra i Paesi sviluppati […] E quando finalmente [il giovane] trova un lavoro, il suo salario d’ingresso è fermo ai livelli di otto o addirittura dieci anni fa ». In Italia i salari sarebbero dunque rimasti ai livelli precedenti i rialzi dei prezzi conseguenti all’entrata in vigore della moneta unica.

Si ricorderà come i forti rincari dei prezzi all’indomani della scomparsa delle monete di quelli che allora erano undici paesi dell’area dell’Euro, abbiano pesato e non poco sui bilanci delle famiglie italiane.

Il cambio lira italiana-euro, fissato a 1936,27 unità della nostra valuta nazionale per ogni unità della moneta unica, sarebbe stato da subito percepito dai cittadini come un cambio di 2000 lire per ogni euro : ciò avrebbe implicato una sensazione di impoverimento rispetto al passato [10].

La tempesta nei mercati finanziari che ebbe inizio a metà 2007 mise a dura prova l’Eurosistema ; durante i periodi di più intenso caos del mercato, l’Eurosistema ha assunto provvisoriamente una importante funzione di intermediario nel mercato del denaro così da essere una fonte critica di liquidità per molte banche : questo tipo di intervento è motivato dall’importanza che il buon funzionamento del mercato della moneta ha in quanto la formazione del tasso di interesse nel mercato della moneta costituisce il primo passo nella trasmissione della politica monetaria ai mercati finanziari e all’economia reale.

L’Euro e la crisi

La crisi globale iniziata quattro anni fa dovrebbe essere vista come una ragione per rinforzare le basi dell’Euro. E’ questa la tesi di Emmanuel Sales, della società Financière de la Cité, il quale ha scritto di recente [11] che “le popolazioni dell’Eurozona hanno un passato condiviso che include tutte quelle caratteristiche che Wittgenstein definì una « form of life »” ; la loro storia condivisa – continua Sales - avrebbe lasciato in eredità a questi paesi “una visione multilaterale del mondo e una predilezione per il principio del balance of power che si riflette nell’integrazione europea in se stessa, plasmati dalla negoziazione e dal compromesso”. D’altronde e per quanto riguarda la questione monetaria europea vista dal lato dei cittadini, Sales ricorda come su di essi “pesino un basso livello di debito, hanno risorse finanziarie a disposizione che hanno loro permesso di sopravvivere a una buona parte della crisi macroeconomica”. “E’ per questo – afferma Sales - che il periodo di contrazione nell’Eurozona sarà più breve e meno doloroso che altrove”.

Oggi l’Euro, in stretta competizione con il dollaro americano, è una valuta autorevole su scala internazionale che ha acquistato valore costantemente sin dal 2002, se si esclude la fase di deprezzamento subita nel 2005. Una più vasta popolazione rispetto a quella degli Stati Uniti, pur dovendo tenere in conto i fattori culturali ai quali accennavo più su, costituisce un fattore di forza rispetto al mercato e all’economia americani. In un tale contesto vi è da notare come un aspetto della moneta unica europea che ha sia implicazioni positive che implicazioni negative è il suo ruolo confinato a paesi che hanno legami politici o regionali con l’Eurozona : la conseguenza positiva di ciò potrebbe essere data dalla volontà delle autorità europee di favorire una sempre maggiore integrazione del mercato dell’Euro con quelli dei paesi suddetti. Ciò che invece può risultare negativo è una minore opportunità di investimenti per i soggetti dell’Eurozona. Le dimensioni economiche e il grado di apertura dell’area dell’Euro influenzano da sempre l’effettiva posizione internazionale della moneta unica.

Nel presente dibattito sui pro e i contro dell’Euro vorrei fare un richiamo alla crisi europea del debito sovrano la quale ha indotto una minore fiducia nelle imprese e nelle economie europee : la crisi del debito sovrano ebbe inizio nel 2008 con il tracollo del sistema bancario islandese per poi estendersi nel 2009 soprattutto a Grecia, Irlanda e Portogallo. Molti furono gli stati europei che dovettero fronteggiare il crollo delle istituzioni finanziarie e gli alti livelli del debito sovrano.

Un dibattito aperto

Nel corso del vertice tra Germania e Francia tenutosi a metà agosto, Angela Merkel ha fatto presente che sarà fondamentale per gli stati frenare il debito. Al fine di rendere più forte la competitività economica europea, durante il summit sono stati proposti la presenza di un governo europeo solido ed effettivo, avente natura economica e formato dai Capi di Stato e di Governo ; l’inserimento, nelle costituzioni dei Paesi dell’area dell’Euro, del principio dell’equilibrio delle finanze ; la tassazione sulle transazioni finanziarie. Come soluzione alla crisi del debito i leader europei hanno raggiunto un accordo su un nuovo fondo per stabilizzare il debito europeo. Il commissario per gli affari economici e monetari dell’Ue Olli Rehn ha affermato che non si dovrebbe sottovalutare la volontà politica di difendere l’Euro.

Secondo il presidente di Soros Fund Management e della Open Society Institute George Soros, nel corso dell’incontro tenuto il 21 luglio, le autorità europee hanno stabilito il principio in base al quale la loro nuova agenzia fiscale europea, il Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria dovrebbe essere responsabile dei problemi relativi alla solvibilità [12]. “Si dovrebbe riconoscere – ha affermato Soros – che una inadempienza che causi disordine ovvero un’uscita dall’Eurozona, anche da parte di un paese di dimensioni ridotte come la Grecia, porterebbe a una crisi bancaria paragonabile a quella che causò la Grande Depressione”.

Un editoriale di febbraio firmato dall’economista Francesco Giavazzi su Corriere.it [13] criticava, nell’ambito del dibattito “Euro sì/ Euro no”, due correnti di pensiero e cioè i federalisti (favorevoli all’Euro) e gli scettici (contrari al proseguimento di una tale unione monetaria) : i primi – affermava Giavazzi – ritengono che la crisi, partita dalla Grecia, sia addirittura benvenuta in quanto spinga a una più stretta unione tra gli stati membri dell’Ue e cioè non più una semplice unione di tipo monetario bensì il passaggio a un’unione di tipo politico. Secondo gli scettici invece, la grande crisi economica avrebbe causato la fine dell’Euro e avrebbe altresì dato un colpo irreparabile alle istituzioni europee. Pur contrapposti, federalisti e scettici sono, secondo Giavazzi, accomunati dal desiderio di vedere accentuarsi la crisi ; l’editorialista del Corriere considerava opportuno un intervento del Fondo Monetario Internazionale.

Di recente sulle pagine in rete del quotidiano olandese De Volkskrant, Arie Elshout ha esposto due possibili soluzioni [14] : la prima di queste soluzioni viene definita dallo stesso autore « il dilemma dell’alpinista », consistente nell’abbandonare i feriti per evitare che muoiano anche gli altri ; la seconda sarebbe la nascita di “due gruppi di paesi dell’eurozona o addirittura abbandonare l’euro". L’Ue – sostiene Elshout – è entrata in una nuova fase, quella del “trasferimento di ricchezza” dai paesi ricchi verso i paesi in crisi.

Un’ulteriore via per salvare l’Eurozona e dunque la moneta unica è quella dei cosiddetti “Eurobond” (nella versione di Tremonti e del Presidente dell’Eurogruppo Junker ovvero nella versione di Prodi e di Curzio) [15]. Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio propongono il varo del Fondo finanziario europeo (Ffe), che emetta gli EuroUnionBond (Eub). Il Ffe dovrebbe avere un capitale conferito dagli Stati membri dell’Unione Monetaria in proporzione alle loro quote nel capitale della Bce. Il capitale dovrebbe essere costituito dalle riserve auree dei Paesi, da obbligazioni e azioni di società pubbliche. Prodi e Curzio ritengono che “gli Eb servano all’unità, alla stabilità e alla crescita dell’Uem e all’Euro e quindi alla Ue” [16].

Nel momento della sua entrata in vigore, l’Euro non ha messo in stretta connessione tra loro decine e decine di milioni di soggetti economici appartenenti ad economie i cui livelli generali dei prezzi di partenza erano differenti. La moneta unica, nel suo ruolo unificante in un’Europa che da decenni persegue una stretta integrazione e una forte mobilità interna, può e deve essere un fattore di benessere per centinaia di milioni di cittadini europei. Il sistema monetario internazionale voluto a Bretton Woods nel 1944 e successivamente i Trattati di Parigi e di Roma, mirarono a creare solide e durature forme di cooperazione multilaterale e ciò doveva passare soprattutto attraverso l’economia e le politiche monetarie.

L’introduzione in Europa della moneta unica ha avuto tra gli altri effetti quello di stimolare lo sviluppo e l’integrazione dei mercati monetari, consentendo una maggiore disponibilità di liquidità, costi di transazione più ridotti e più bassi tassi di interesse, con la conseguenza ultima di rendere l’Euro una valuta competitiva a livello internazionale. Potrebbe a questo punto essere auspicabile una sempre maggiore integrazione dell’Eurozona e più in generale dell’Ue con quei mercati geograficamente più vicini all’Uem. La voce di ciascuno stato appartenente all’Unione Monetaria non potrà essere trascurata.


[1] A. MARZANO, « Politica macroeconomica », Utet, Torino, 2006, pag. 445.

[2] Ibidem.

[3] Ibidem.

[4] Ibidem.

[5] Ibidem.

[6] MARZANO, cit., pag. 447.

[7] Ibidem.

[8] MARZANO, cit., pag. 448.

[9] Di Giuseppe Vespo, « Giovani disoccupati, bassi salari e precarietà », sul sito Internet della Cgil, www.cgil.it.

[10] MARZANO, cit., pag. 449.

[11] Di Emmanuel Sales, « The Euro’s Stability : the need for true reform of financial activities », European Issue n. 210, 4 luglio 2011, sul sito Internet della Fondazione Robert Schuman www.robert-schuman.eu.

[12] Di George Soros, « Germany must defend the Euro », dal blog del sito Internet www.reuters.com.

[13] Di Francesco Giavazzi, « La crisi greca, che piace a troppi : due partiti contro l’Euro », su Corriere.it.

[14] Di Arie Elshout, « Verso il trasferimento di ricchezza ? », su www.presseurop.eu.

[15] « Euro : la domanda che nessuno fa », dal blog del sito Internet di Panorama.

[16] Di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio, « EuroUnionBond per la nuova Europa », sul sito Internet de Il Sole 24 Ore.


reagir   Imprimer   envoyer par mail   Auteurs
Espace réactions ()

L’Europa e la crisi
Dieci interviste, che propongono la visione della crisi dal punto di vista della gente comune. Da più di due anni i greci risentono della (...)
il 16 e 17 ottobre gli Euros sono stati a Bucarest al congresso del PPE. Il nostro reportage.

Auteurs

Alfonso Arpaia

Alfonso Arpaia si è laureato all’Università degli Studi di Roma La Sapienza in Scienze Politiche a indirizzo internazionale. A giugno 2011 ha conseguito un Master in Studi Diplomatici presso la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (...)
Ci twittano
Facebook
A un anno dall’istituzione dell’European Cybercrime Centre, ritieni che la criminalità informatica in Europa venga combattuta con strumenti adeguati?

I blog georgafici e tematici del gruppo Euros du Village
Ristorazione scolastica: le scelte politichedell'UE
di Vanessa Piacenti
25 agosto 2014
Frodi al bilancio UE: i dati del 2013
di Vanessa Piacenti
17 agosto 2014
L'istruzione prima di tutto!
di Giulia Cara
3 agosto 2014
Buone notizie per i consumatori europei!
di Vanessa Piacenti
24 luglio 2014

Parte il prossimo 30 novembre una serie di dibattiti aperti tra la Commissione europea e i cittadini sui temi dell’occupazione, della protezione dei cittadini e della sostenibilità. L’obiettivo è quello di rispondere insieme alla domanda: “Che Europa vogliamo nel futuro?”. Tutti possono interagire con i dibattiti su Twitter, utilizzando l’hashtag #dialogocittadini.

Dibattito sul futuro dell’Europa

Politica
Economia
Società e media
Sviluppo sostenibile
Affari interni
Affari esteri
Istituzioni e Bruxelles
Italia
UE 28
L’altra Europa
Mondo
Eurosblogs
Frodi al bilancio UE: i dati del 2013
L’Europa @ torvergata
© Groupe Euros du Village 2010 | Note legali | Sito realizzato con SPIP | Relizzazione tecnica e design : Media Animation & Euros du Village France