UE e U.S.A. : la grande partnership commerciale

Il più grande accordo mai realizzato dall’Unione europea con un altro paese

I negoziati inizieranno quest’estate in coincidenza con altri importanti appuntamenti della diplomazia internazionale ed europea come il G8 di Lough Erne, nell’Irlanda del Nord, e il Consiglio europeo di giugno.


L’obiettivo è quello di concludere i negoziati prima dell’ottobre 2014, ma gli esperti assicurano che l’accordo non entrerà in vigore prima del 2016. Data l’importanza di questa partnership, infatti, i governi europei e statunitense insieme ai principali gruppi di pressione internazionali potrebbero rimanere impegnati nelle trattative per i prossimi due anni.

Il commercio tra Stati Uniti ed Europa rappresenta ad oggi un terzo di quanto importato ed esportato a livello mondiale. Uno scambio che lo scorso anno valeva ben 645 miliardi di dollari, con gli investimenti stranieri diretti tra le due zone del pianeta che ammontano a quasi 4 mila miliardi di dollari. Un business che potrebbe crescere ulteriormente grazie alla creazione di un’area di libero scambio tra USA ed Europa, con indiscussi vantaggi economici anche per il resto del pianeta. Lo scorso 12 marzo la Commissione europea ha chiesto ai 27 Stati membri il via libera per aprire i negoziati sulla Partnership Transatlantica nel Commercio e negli Investimenti. Un accordo che porterebbe le due sponde dell’Atlantico a una maggiore integrazione commerciale e ad una crescita della stessa economia americana ed europea. Per avere un’idea di ciò che questo può significare in termini economici basti pensare che in questo momento gli scambi tra USA e UE rappresentano la metà della produzione mondiale e valgono circa due miliardi di euro al giorno.

Sempre lo scorso marzo, Obama ha fatto sapere al Congresso americano che gli Stati Uniti sono pronti a dare il via ai negoziati con l’UE per la creazione di quella che sarà la più grande area di libero scambio al mondo, in grado di far crescere il PIL americano di quasi 70 miliardi di dollari. Una cifra non da poco in un momento di crisi globale.

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Thomas Donohue

Presidente della Camera di Commercio degli USA

Secondo il Presidente della Camera di Commercio degli USA, Thomas Donohue, intervenuto lo scorso 19 aprile alla conferenza sul commercio di Dublino, se Europa e Stati Uniti firmassero la partnership domani, le loro aziende sarebbero letteralmente “sedute su una barca di soldi”. Le economie del vecchio e del nuovo continente, infatti, riceverebbero un impulso immediato dalla conclusione di un simile accordo. Secondo le stime della Commissione UE, il PIL di Europa e Stati Uniti potrebbe crescere rispettivamente dello 0,5 e dello 0,4 per cento, anche se per vedere i suoi effetti ci vorranno anni.

Eppure, nonostante ciò, sono diverse le preoccupazioni riguardo a un’intesa potenzialmente in grado di guidare la stessa ripresa mondiale. I timori sono dovuti soprattutto al fatto che l’accordo non riguarda tanto l’abbassamento dei dazi doganali tra UE e USA, che di per sé sono già bassissimi, intorno al 3%. I negoziati riguardano, invece, tutte quelle barriere non doganali e restrizioni al commercio di natura normativa. Si tratta, in pratica, di armonizzare quelle norme che riguardano la definizione di certi standard o di eliminare alcune misure non tariffarie come quelle che attengono alla salute dei consumatori.

La questione più spinosa è così proprio quella riguardante la sicurezza alimentare e il settore agricolo. La liberalizzazione di alimenti come la carne trattata con ormoni della crescita, il pollo al cloro o gli OGM sono di fatto le materie più delicate che potrebbero impedire la nascita della partnership commerciale tra Stati Uniti ed Unione europea. Un esempio su tutti. Al momento l’UE vieta sia la produzione che l’importazione da paesi terzi di carne trattata con ractopamina, una sostanza impiegata regolarmente dagli allevatori americani per aumentare la magrezza delle carcasse. Se l’accordo andasse in porto, c’è il rischio che alimenti come il maiale allevato con la ractopamina o altri ormoni della crescita possa entrare regolarmente nel mercato europeo.

Gli USA vedono questo tipo di divieto come una misura non tariffaria che ostacola il libero commercio con l’Europa, mentre il vecchio continente vede la questione come vitale per la salute dei propri cittadini. Non a caso, il problema della ractopamina è stato già affrontato più volte dalla stessa EFSA (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). Si tratta di due prospettive, quella americana e quella europea, che tendono a replicarsi sempre più spesso e in diversi settori. Più libero commercio da un lato, maggiore tutela per la salute del cittadino dall’altro.

Ma l’agricoltura non è l’unico grande punto di disaccordo in quelli che saranno gli imminenti negoziati. L’avversione degli Stati Uniti nei confronti delle norme europee sulla privacy e su alcune sostanze chimiche è infatti un altro grande nodo da sciogliere. Per non parlare dell’industria audiovisiva, dove i francesi hanno già annunciato battaglia qualora questa fosse inclusa nei negoziati.

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Karel de Gucht

Commissario europeo al commercio

Dal canto suo, il presidente della Commissione, Barroso, ha fatto sapere di non voler rinunciare alle questioni che riguardano la salute dei cittadini e la sicurezza alimentare. Mentre come fa notare il commissario europeo al commercio, il belga Karel de Gucht, se il cuore dell’accordo tra Europa e Stati Uniti sarà proprio la rimozione di barriere non doganali, sarà allora necessario riformare anche l’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Altro aspetto rilevante è, infatti, quello che riguarda le preoccupazioni sull’isolamento di quest’area di libero scambio nordatlantica rispetto al resto del mondo. Messico e Canada, per esempio, hanno già espresso il loro interesse a far parte dell’accordo, anche se l’esclusione più di peso, non solo dal punto di vista economico, sarebbe quella della Turchia. Escludere la Turchia dai negoziati sarebbe, secondo molti analisti, un grave errore. Se la Turchia rimanesse fuori dal tavolo potrebbe infatti soffrire perdite pari al 2,5% del proprio PIL, senza considerare i contraccolpi negativi sul piano internazionale e sul suo ingresso nell’Unione europea.

C’è infine un altro elemento : la Cina. Nonostante Stati Uniti ed Europa siano i due mercati più aperti al mondo, già a partire dal 2015 un terzo della crescita globale proverrà dalla sola Cina. Un aspetto questo che sta portando gli Stati Uniti di Obama ad elaborare un altro accordo di libero scambio, simile a quello con l’Europa, anche con l’Asia orientale. A questo punto è quindi necessario rivedere i fondamenti dell’OMC in relazione anche ai mercati emergenti.

Insomma, tra OGM e nuove frontiere commerciali, la partita sulla partnership tra Stati Uniti ed Europa è ancora aperta.


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The EU and the USA : the trade partnership

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Andrea VOTA

Graduated with honours in European Studies at the Faculty of Political Science of Catania, Andrea has worked for several years as a television journalist. After writing his thesis in English at the Library of the United Nations in Geneva, Andrea (...)

Site internet : Il blog di Andrea Vota

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