Alla fine, la Lega Araba ha ottenuto pieno riconoscimento del proprio status e parteciperà a tutte le riunioni politiche dell’Unione per il Mediterraneo, come si legge nelle conclusioni ufficiali della riunione ministeriale di Marsiglia.
Motivo dell’opposizione alla Lega Araba – già presente con il ruolo di osservatore nel Processo di Barcellona – il giudizio sul ruolo politico e diplomatico che tale istituzione svolge nella regione : leggasi il rifiuto da parte israeliana di dare un’apertura di credito all’Iniziativa di Pace Araba, l’offerta di pace che i Paesi arabi hanno lanciato a Israele nel 2002 e ribadito in un recente summit a Damasco.

- Fonte : www.24heures.ch
Il nuovo quadro istituzionale dell’Unione per il Mediterraneo
Tra gli altri punti fondamentali dell’accordo, la conferma della struttura istituzionale dell’UpM, la cui autorità politica principale sarà la Co-Presidenza, in una prima fase assicurata da Egitto e Francia, affiancata dalle riunioni degli Alti Funzionari Ministeriali, l’altro organo di coordinamento politico. E’ già noto che, durante la prossima Presidenza dell’UE del primo semestre 2009, la Repubblica Ceca, leader di turno del Consiglio, si è impegnata a lasciare ancora alla Francia la guida del partenariato euro-mediterraneo. Meno chiaro è chi assumerà la Presidenza dell’UpM per l’Europa nei mesi successivi : le conclusioni del Summit fanno riferimento al futuro quadro istituzionale del Trattato di Lisbona per la definizione della rappresentanza dell’UE come attore esterno. Ma fino all’entrata in vigore del Trattato, su cui come si sa gravano ancora pesanti nebbie, si pone ora il rischio di una nuova contesa diplomatica tra i 27 paesi UE, considerando le ruggini già esistenti tra Francia e Germania fin dal lancio dell’idea di Unione per il Mediterraneo del Presidente Sarkozy.
A margine della Co-Presidenza è stato anche istituito un Comitato Permanente Congiunto, con sede a Bruxelles, che ricalcherà le funzioni del Coreper comunitario, cioè di preparazione delle riunioni ministeriali e di « task force » in casi eccezionali.
Il ruolo del Segretariato
Il vero motore della nuova istituzione sarà il Segretariato, un organo esecutivo incaricato di definire e promuovere la realizzazione dei nuovi progetti dell’Unione per il Mediterraneo. Il segretariato avrà sede a Barcellona, a riconoscimento dell’importante ruolo svolto in tutti questi anni dalla città catalana nella promozione delle relazioni euro-mediterranee.
In cambio della scelta della sede, il governo spagnolo ha fatto cadere le proprie resistenza sul titolo dell’iniziativa, fino ad oggi indicata con la formula : “Processo di Barcellona:Unione per il Mediterraneo”, e da oggi molto più semplicemente “Unione per il Mediterraneo”.
Alla guida del Segretariato sarà posta per tre anni una personalità di un paese della sponda Sud del Mediterraneo (si parla di un nome giordano) affiancato da un segretario generale aggiunto di nazionalità israeliana e da altri cinque vice : un palestinese, un maltese, un greco, un italiano e un turco.
Il Segretariato avrà l’incarico di dare una dimensione concreta e tangibile allo slancio che si intende dare alle relazioni euromediterranee, a partire dalla realizzazione di alcuni dei grandi progetti, identificati già nel primo summit di luglio a Parigi. Tra di essi, la priorità è stata attribuita all’ambiente ed alle infrastrutture - disinquinamento del Mar Mediterraneo, la costruzione di autostrade marittime e terrestri, la cooperazione nella protezione civile - nonché alla formazione - l’istituzione di un’università euromediterranea, appena inaugurata a giugno nella cittadina adriatica di Pirano, in Slovenia - ed alle attività produttive, tramite programmi di sostegno alle piccole e medie imprese.
La fine del Processo di Barcellona
Tra il summit del 13 luglio e la riunione dei ministri di Marsiglia del 4 novembre si è assistito ad un braccio di ferro dietro le quinte tra la Presidenza Francese e la Commissione Europea, desiderosa di conservare il più possibile le proprie prerogative nella gestione del partenariato euromediterraneo.
Rispetto ad una mera “Unione sui progetti”, come molti osservatori inquadravano inizialmente la nuova UpM, è ora chiaro che l’iniziativa ha di fatto sostituito, anche politicamente, il Processo di Barcellona. Rimangono attivi i programmi di cooperazione attivati nel quadro del vecchio Partenariato e della Politica di Vicinato, c’è da attendersi però che essi saranno fatti rientrare progressivamente tra le competenze del Segretariato.

- I partecipanti al summit di luglio a Parigi
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Fonte : www.ue2008.fr
Sul versante politico, l’Unione per il Mediterraneo eredita formalmente gli obiettivi posti sin dal 1995 al centro delle relazioni euro-mediterranee e l’ambizione di creare tra i paesi partner uno spazio condiviso di pace, stabilità, prosperità e promozione dei diritti umani. I nuovi organi dell’UpM prevedono anche una stretta cooperazione con l’Assemblea Parlamentare Euro-Mediterranea - esistente già dal 2004 come organo parlamentare del Processo di Barcellona – benché resti ancora da chiarire il nodo di un suo effettivo coinvolgimento nelle decisioni della Co-Presidenza e del Segretariato.
Nelle conclusioni della riunione ministeriale di Marsiglia, inoltre, si è sottolineata l’importanza di approfondire la dimensione locale e regionale delle relazioni tra i paesi mediterranei ed è stata accolta la proposta del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea di istituire un’Assemblea delle Comunità locali Euro-Mediterranee (ARLEM). A seguito di tale disposizione, poi, alcuni attori del partenariato euromediterraneo (sindacati, ONG, forze produttive) hanno avanzato la richiesta di creare una sorta di Comitato Economico e Sociale Euromed, che possa includere anche la società civile e le parti sociali nel nuovo quadro dell’UpM.
A fine novembre il Presidente Sarkozy incontrerà il proprio omologo egiziano Mubarak per ratificare le ultime decisioni e avviare formalmente l’Unione per il Mediterraneo, le cui attività debutteranno a maggio 2009. Tra qualche giorno, a inizio dicembre, la Commissione Esteri del Parlamento Europeo sarà chiamata ad esprimersi sul rapporto d’iniziativa sull’Unione per il Mediterraneo presentato dalla relatrice Pasqualina Napoletano, Vice-Presidente del Gruppo PSE ; il voto della plenaria di Strasburgo seguirà invece nel gennaio 2009.
Finanziamenti e ruolo dei Paesi Sud : le incognite sul futuro dell’UpM
Rimane ancora tutta da dirimere la questione del finanziamento dei progetti e della macchina istituzionale dell’Unione per il Mediterraneo. La Commissione Europea, fortemente ridimensionata sul piano politico, terrà tuttavia i cordoni della borsa e gestirà i fondi già assegnati dal bilancio comunitario per il partenariato euromediterraneo. Per la realizzazione degli ambiziosi progetti dell’Unione per il Mediterraneo, in ogni caso, sarà indispensabile individuare finanziamenti addizionali, sia dal settore privato che da altri contributi dei singoli paesi partner, senza escludere nemmeno il ricorso ai ricchi capitali dell’area del Golfo.
Certamente dal punto di vista diplomatico, dopo il successo politico del summit fondativo di luglio a Parigi, con l’accordo raggiunto a Marsiglia la Francia di Sarkozy e Kouchner ottiene un altro importante risultato.
Quello raggiunto tra i 43 paesi dell’Unione per il Mediterraneo è però un accordo che è stato fino all’ultimo in procinto di saltare e che ha rischiato di far ripiombare il quadro multilaterale di relazioni avviato fin dal 1995 in uno scenario di divisione tra i partner mediterranei dell’Europa. La misura del successo dell’intera iniziativa UpM sarà infatti data, oltre che dalla capacità di attirare fondi e realizzare alcuni dei progetti concreti individuati, dai risultati che otterrà nel rinsaldare le relazioni politiche ed economiche tra i paesi del bacino sud del Mediterraneo. Per ora le prospettive rimangono quelle di una distanza, non limitata meramente agli strascichi del conflitto israelo-palestinese, bensì frutto di profonde rivalità tra i paesi arabi, specialmente del Maghreb. Spetterà all’Europa dimostrare di saper contribuire a rifondare tali relazioni, a partire dalla rivitalizzazione degli accordi commerciali di Agadir, stabiliti pochi anni fa tra alcuni dei principali paesi arabi del bacino. Sul piano politico, poi, resta ancora da vedere che tipo di coinvolgimento all’iniziativa UpM assumeranno paesi importanti come Algeria e Libia, finora molto restii ad inserirsi in un quadro di relazioni multilaterali nella regione mediterranea.
Le implicazioni geopolitiche dell’UpM : la nuova regione “pan-euromediterranea” e la destrutturazione della Politica europea di Vicinato. Nascerà a breve anche una “Unione Orientale” ?
Quando entrerà definitivamente in azione, l’Unione per il Mediterraneo si costituirà come una macro-regione estesa dal Marocco alla Turchia, passando per i Balcani e per i paesi dell’UE. Con il suo nuovo assetto geopolitico, l’UpM porta a compimento la “chiusura” del Mediterraneo, ovvero la realizzazione di un’unica grande regione pan-euromediterranea, fondata su un’appartenenza mediterranea intesa in senso ben più largo della semplice qualifica di Paese “rivierasco”. L’UpM, che oltre a tutti i 27 paesi UE include anche Stati non strettamente mediterranei, come la Mauritania e la Giordania, vede d’altronde proiettare la propria azione ed influenza politica su aree sensibilissime, e solo apparentemente lontane dai diretti confini dell’UE, come il Golfo ed il Mar Nero.
Tra i 27 Stati membri dell’UE, fin dal lancio della prima proposta Sarkozy, l’istituzione dell’Unione per il Mediterraneo non ha suscitato reazioni del tutto unanimi e positive. Da parte di molti, soprattutto della Germania e dei nuovi Paesi membri dell’Europa Centro-Orientale, si è posta l’esigenza di bilanciare l’azione diplomatica avviata verso il Sud con un’iniziativa altrettanto ambiziosa nei confronti dei Paesi del Vicinato Est dell’UE. La richiesta, che ha già trovato nella prossima Presidenza Ceca dell’UE un portavoce molto convinto, è di creare una sorta di Unione Orientale rivolta a Ucraina, Moldavia, ai Paesi del Caucaso e, in prospettiva, alla Bielorussia. La Commissione Europea ha annunciato di voler presentare a breve una proposta : c’è da ritenere che entro la fine della Presidenza di Praga, tra poco più di sei mesi, possano già essere compiuti passi concreti in questa direzione. Con l’avvio formale dell’Unione per il Mediterraneo e la prospettiva molto probabile di una Unione tra l’UE e i ex Paesi sovietici rimasti fuori dalle istituzioni comunitarie, è già evidente che a soccombere sarà ancora una volta una creatura istituzionale della Commissione Europea, quella Politica di Vicinato varata nella fase finale della Commissione Prodi, a partire dal 2004.
(Foto logo : http://medias.lepost.fr)


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