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Uguali in Europa, disuguali in Italia ?

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In Italia, le donne sono vittime di una disoccupazione sproporzionata, di discriminazioni sul lavoro e di stereotipi sociali degradanti. Sylvia Arthur ritiene che un paese nel cuore del vecchio continente dovrebbe mettere in pratica i valori predicati dall’Europa.


L’8 marzo di quest’anno, giornata internazionale della donna, un pensiero è andato all’Italia. Con livelli di disuguaglianza tra uomo e donna peggiori di quelli del Kazakistan, le italiane sono tra le più oppresse in Europa. I fatti parlano da soli. Il tasso di disoccupazione femminile è quasi del 50 per cento, e le donne occupate guadagnano circa il 17 per cento in meno dei loro colleghi maschi : sono indicatori del valore percepito della donna nel mercato del lavoro. Una donna su quattro lascia il proprio impiego dopo la maternità e dieci bambini su cento trovano posto nei nidi d’infanzia : di questi, meno della metà riesce a entrare nei servizi pubblici.

Nell’ambiente politico e accademico, la situazione non è migliore. Le donne hanno il 50 per cento di possibilità in meno, rispetto ai loro colleghi maschi, di ricevere una cattedra all’università così come di diventare legislatrici, manager o imprenditrici. Le donne rappresentano il 21 per cento dei ministri e il 20 per cento dei deputati in parlamento. Il 55 per cento dei parlamentari italiani ha più di 5o anni, nonostante questa fascia d’età costituisca solo il 17 per cento della popolazione. A febbraio di quest’anno, è stata definita una bozza di legge per introdurre quote rosa che garantiscano la rappresentanza delle donne nei consigli di amministrazione aziendali, ma la proposta sembra destinata a fallire perché i parlamentari e le imprese sono già alla ricerca di qualsiasi emendamento possa ritardare l’approvazione della legge.

Detto questo, non stupisce che l’Italia abbia uno dei tassi di natalità più bassi d’Europa, perché nel bel paese le donne sono costrette a scegliere tra famiglia e carriera. Ma com’è possibile che le cose siano peggiorate in questo modo in un paese famoso per il dinamismo del suo movimento femminista ? In teoria il femminismo liberò la donna negli anni sessanta, ma in pratica la cultura del ventunesimo secolo ne ha rovesciato le conquiste più difficili.

L’attuale leadership è uno dei problemi. Silvio Berlusconi è lo zimbello dei politici europei. Dai suoi vergognosi festini a base di bunga bunga in cui il premier, ormai settantaquattrenne, si circonda di frotte di bellezze minorenni che potrebbero essere sue nipoti, ai programmi puerili dei suoi canali televisivi che sfornano in continuazione immagini di donne in abiti succinti, l’evidente propensione all’indecenza del presidente del consiglio italiano non è più uno scherzo.

Non avrebbe importanza se non fosse il leader di uno dei paesi più importanti dell’Europa e membro del G8. Ma il grottesco spettacolo che sta dando di sé è diventato la principale attrattiva che distoglie l’attenzione da problemi più importanti, come un’economia in difficoltà : e sono soprattutto le donne a pagare le conseguenze di questo ristagno. Le donne d’Italia sono senza dubbio un popolo paziente ma Berlusconi, per quanto responsabile, non ha tutte le colpe.

Per fortuna, le donne italiane non si arrendono ai continui insulti alla loro dignità. Si stanno organizzando e lottano. La diabolica combinazione di sessismo e maschilismo ha forgiato una generazione di giovani abituati a essere dominati da una gerontocrazia di uomini apparentemente immortali.

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Se non ora quando ?

La giornata di mobilitazione nazionale delle donne svoltasi il 13 febbraio 2011

[Foto : Alice Mastroianni]

Il 13 febbraio, circa un milione di persone ha sfilato - in Italia e in altre parti del mondo - contro l’immagine della donna proposta dalla televisione italiana, in una manifestazione catalizzata dalle accuse, a carico di Berlusconi, per prostituzione minorile e concussione. Ma questa è solo la punta dell’iceberg di una rabbia che sta crescendo rapidamente e che sobbolle da tempo. “Questa protesta non è nata dal nulla. C’è un movimento. Forse non è forte come in passato, ma le donne stanno unendo le forze e si espongono”, dice Lucia, una lavoratrice di circa vent’anni che ha partecipato al corteo di Bruxelles.

Il documentario provocatorio di Lorella Zanardo del 2009, Il corpo delle donne, ha voluto scuotere gli italiani, che per la maggior parte usano i canali televisivi di Berlusconi come principale fonte di informazione. Gli ultimi trenta minuti del film mostrano immagini da quiz, talk show e programmi di varietà che rivelano con chiarezza quanto sono scesi in basso il ruolo e lo status della donna nella psiche collettiva. Viste così, una dopo l’altra, le immagini parlano da sole : rivolgono una condanna e un’accusa a quella cultura schizofrenica in cui la chiesa ha ancora un ruolo centrale, ma la società si è infettata di una malattia morale soprannominata “berlusconismo”.

Per chi non è italiano, è davvero difficile capire com’è possibile che Berlusconi abbia ancora tanto consenso nonostante quello che succede”, dice Chiara che di recente ha deciso di entrare a far parte di un gruppo politico proprio perché disgustata dalla condizione della donna in Italia. “Bisogna pensare che le persone si fanno un’idea delle cose attraverso l’informazione : se la maggior parte dei mezzi di informazione è controllata dal presidente del consiglio, che tipo di informazione viene trasmessa e che tipo di idee ci si può fare ? Per questo è difficile per chi vive e guarda la televisione in Italia rendersi conto di quello che sta realmente succedendo e in che misura l’immagine del paese viene compromessa”.

La cosa più tragica ? Quattro delle donne più intelligenti e colte che conosco sono italiane : si sono sentite costrette a lasciare il loro paese a causa di questa reale mancanza di opportunità per le donne nell’ambito professionale e privato, e nella società in generale. E non sono sole. Migliaia di giovani come Chiara, Rosalba, Lucia e Oriana lasciano l’Italia ogni anno per cercare all’estero opportunità migliori di quelle che possono avere nel loro paese. L’aspetto positivo è che vivendo e facendo esperienza fuori, cercano poi di condividere quello che imparano con chi è in Italia e di innescare un cambiamento nel modo migliore che conoscono.

Continuiamo a esercitare i nostri diritti politici perché torniamo in Italia a votare”, dice Rosalba, una ragazza pugliese che sta facendo uno stage a Bruxelles. “Ci sentiamo in debito con il nostro paese perché ci ha dato un’istruzione pubblica di qualità e ora dobbiamo andare all’estero per trovare un buon lavoro. Parliamo con i nostri amici e altri giovani in Italia, gli diciamo che le cose possono essere diverse. È un inizio”.

Per fortuna, sono realiste e non vivono nell’illusione che sarà un processo facile. Anche se sono impegnate e fanno parte di Fabbrica, il movimento di Nichi Vendola che vuole rinnovare il linguaggio della politica italiana, nessuna di loro si vede in politica nel futuro.

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13 febbraio 2011, Palermo

[Foto :pietroiacono]

Forse sentiamo la politica come una cosa lontana perché vieni così scoraggiata da quello che succede che finisci per considerarla qualcosa di non collegato a te”, dice Lucia. Ma aggiunge : “Certo, non so cosa può succedere in futuro. Se mi appassionassi e venissero fuori delle opportunità, perché no, ma non c’ho mai pensato”.

Oriana è altrettanto reticente a entrare in politica ma, come gli altri, si impegna a lavorare per il bene del paese da bordo campo. “Per me far parte di Fabbrica è qualcosa di relativamente nuovo. Quello che cerco di fare, nel mio piccolo, è parlare delle cose di cui ora ho maggiore consapevolezza perché posso fare un confronto con la situazione internazionale. Cerco di offrire un’altra prospettiva alle persone che mi sono vicine, dicendo : Sveglia ! Qui c’è parecchio da fare”.

Ed è proprio così. Un paese nel cuore dell’Europa come l’Italia dovrebbe razzolare, e non solo predicare, bene. Denunciando quanto le relazioni di genere in Italia siano distanti dai valori dell’Europa ed estendendo il discorso alla sfera del potere e del diritto, possiamo aiutare le donne italiane a raggiungere una parità piena.


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Auteurs

Caterina Benincasa (traduttrice)

Traduttrice

Depuis 2009 Caterina est traductrice, gestionnaire de contenu web et responsable de projet pour Infanzia in Europa. En 2010, elle s’est spécialisée dans la traduction journalistique auprès de Luiss Business School. Depuis Septembre 2010 elle (...)

Sylvia Arthur

Sylvia Arthur lavora come freelance per carta stampata, internet e audivisivo. Ha collaborato tra gli altri con BBC, Guardian e British Journal Review
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