I fallimenti di politica internazionale
1) Lunaticità diplomatica tra progetti di panarabismo e pan-africanismo
In termini di proiezioni geo-politiche la Libia di Gheddafi si è dimostrata particolarmente attiva nel proporsi come guida per alleanze regionali e partnership culturali. Tuttavia delle ambizioni internazionali del ra’is libico rimane oggi una traccia molto modesta, essendo i rapidi entusiasmi svaniti in altrettante celeri disillusioni. Il primo Gheddafi, in linea con le teorie arabo-socialiste, propone diversi progetti federalisti. Nel 1972 il governo di Tripoli si rivolge al Cairo e Damasco per la costituzione di una Federazione delle Repubbliche Arabe. Tuttavia la personalità e il peso rilevante di Sadat all’interno dell’alleanza, e la decisione dello stesso di aprire negoziazioni per favorire un accordo di pace con Israele, porta i due leader arabi allo scontro politico e ad un breve confronto militare nelle zone di confine nel 1977.
Fallito a est, il leader libico cerca di intraprendere nei primi anni settanta lo stesso progetto federativo anche ad ovest. Tuttavia la personalità di Bourguiba (presidente tunisino) si dimostra incompatibile con i capricci del ra’is libico e il progetto si potrà realizzare solo nel 1989, dopo la caduta del presidente tunisino con l’Union du Maghreb Arabe (aperta anche ad Algeria, Marocco e Mauritania). Ad ogni modo la cooperazione con gli arabi, cercata anche all’interno del contesto della Lega Araba, lascia ben presto Gheddafi insoddisfatto : “La Lega Araba non è altro che un giochetto per bambini, ed è bene ricordare che la Libia ha definitivamente rotto ogni legame con gli Arabi.”
Chiuso un capitolo, Gheddafi cerca il rilancio sulla sfera internazionale ergendosi a paladino del pan-africanismo. Nel 1999 in Libia, durante il meeting di Sirte dell’Organizzazione dell’Unità Africana, la presidenza libica propone la firma di un patto istitutivo dell’Unione Africana, ovvero un’organizzazione di tipo sovra-nazionale e intergovernativa che si estende da Tripoli alla Città del Capo (ad esclusione del Marocco che protesta contro l’ammissione del Sahara Occidentale).
Il nuovo progetto geo-politico di Gheddafi (“Dobbiamo costruire un solo, potente governo africano, un esercito con due milioni di soldati, una moneta, un’identità africana, un passaporto africano”), mette in discussione l’aspirazione arabo-mediterranea della Libia e lascia notevolmente perplessi gli stessi cittadini libici che vedono la loro identità nazionale assimilata a popoli e paesi dell’Africa sub-sahariana appartenenti storicamente e culturalmente a tradizioni notevolmente diverse.
2) L’esaurimento del peso della retorica senussita e anti-coloniale e la mancata costruzione di un rapporto equilibrato con l’Italia
La Libia ha una lunga tradizione di organizzazione berbero-tribale che rende l’unità nazionale del paese un concetto estremamente fragile. La confraternita islamica senussita e la resistenza anti-coloniale di figure eroiche come Omar al-Mukhtar rappresentano il fulcro attorno al quale si snoda buona parte del riconoscimento dell’identità storica della nazione libica. I senussi, infatti, sono stati i protagonisti della rivolta in chiave anti-coloniale e re Idris, discendente della confraternita, è stato il primo sovrano a guidare la Libia indipendente nel 1951.
Nel 1969 il colonnello Gheddafi detronizza re Idris con un colpo di stato, inferendo un duro colpo ad un’icona nazionale libica. Tuttavia, il ra’is della Sirte sceglie saggiamente di inserire la nuova leadership nel solco della continuità della retorica senussita e anticoloniale. Da un lato, il colonnello rivendica a più riprese il suo legame ideologico con la figura di Omar al-Mukhtar, dall’altro, Gheddafi adotta una serie di misure marcatamente anti-italiane, fra le quali : l’espropriazione dei beni degli italiani in Libia e l’espulsione forzata dei 20.000 italiani di Libia nel 1970, la celebrazione della “giornata della vendetta” contro l’Italia il 7 ottobre di ogni calendario gregoriano, la richiesta provocatoria di esorbitanti riparazioni economiche a compensazione dei danni coloniali.
Uno dei tanti effetti collaterali del recente sodalizio italo-libico (e il rapporto Gheddafi-Berlusconi in particolare) è stato quello di estinguere l’argomento retorico anti-coloniale a cui il leader libico è ricorso puntualmente come strumento per recuperare consenso interno. La chiusura di un trattato di amicizia fra Libia e Italia (2008), la trasformazione del giorno della vendetta in giorno dell’amicizia tra i due paesi, le recenti ripetute visite di cortesia di Berlusconi in Libia e di Gheddafi in Italia hanno sacrificato la retorica sull’altare degli interessi economici, energetici e militari. E non a caso, a conclusione della lunga parentesi coloniale e anti-coloniale, la Libia torna a interrogarsi sulle basi della propria identità unitaria storica, politica e nazionale. Il futuro del popolo libico non potrà nel dopo Gheddafi prescindere dal trovare un rapporto sereno e bilanciato con l’ex potenza coloniale, oggi lontanissima parente dell’Italia imperiale e fascista.
3) L’affronto americano : il periodo del “mad dog” e il parziale rinsavimento
Il presidente americano Ronald Reagan, durante un intervento pubblico, ha etichettato il leader libico come un cane rabbioso (“mad dog”). L’insofferenza americana per la politica estera libica degli anni 80, invero, si manifesta ben più drammaticamente con il bombardamento della residenza di Gheddafi nel 1986, nel quale perde la vita la figlia adottiva del ra’is. In effetti, il Gheddafi degli anni ottanta, almeno agli occhi degli americani, appare come un vero e proprio sceicco del terrore. In un Libro Bianco del Dipartimento di Stato del 1985, la Libia viene descritta come un paese finanziatore del terrorismo palestinese (gruppo Abu Nidal), ma anche di tanti movimenti di autodeterminazione e terroristici sparsi per il mondo (ETA, la banda Baaden-Meinhof, le BR, ecc.).
La manifestazione della pericolosità della politica terroristica di Gheddafi in chiave anti-americana e anti-occidentale si rivela tragicamente con l’attentato mortifero nel 1986 alla discoteca di Berlino La Belle, in cui perdono la vita alcuni soldati americani della missione USA a Berlino Ovest. Il problema si aggrava ulteriormente quando il ra’is ordina di sparare dei missili sottomarini (che non raggiungono l’obiettivo) contro le coste siciliane che ospitavano basi militari americane. Gli eventi più tragici, tuttavia, si verificano solo nel 1988-89 con gli attentati terroristici a bordo di due velivoli civili PanAm (strage di Lockerbie) e UTA (strage del Tenéré) causando complessivamente un numero di vittime pari a 440 persone.
Gheddafi, sfidando tutti i paesi occidentali sul terreno del terrorismo, è riuscito nell’impresa di mettere d’accordo tutto il Consiglio di Sicurezza. Le Nazioni Unite approvano con la risoluzione 748/92 l’imposizione di un pesante regime di isolamento diplomatico e di embargo economico. L’economia libica che negli anni sessanta e settanta aveva conosciuto un’espansione senza precedenti, soprattutto grazie al business petrolifero, negli anni ottanta si trova in una fase negativa dovuta alla recessione del mercato petrolifero e al boicottaggio economico internazionale. Le stime del Fondo Monetario Internazionale, d’altronde, indicano che a fronte di un PIL nazionale nel 1980 di 10.882 milioni di dinari libici, dopo 25 anni (1995) il prodotto interno si attestava ancora intorno ai 10.679 milioni di dinari.
L’atteggiamento di Gheddafi di fronte all’isolamento internazionale politico ed economico consiste, alla fine degli anni ‘90, nella rinuncia al finanziamento del terrorismo internazionale, nella collaborazione alle indagini che condannano gli esecutori delle stragi degli anni ‘80 e nell’accantonamento di tutti i progetti riguardanti la costruzione di armamenti nucleari. Di nuovo, il ravvedimento (parziale, ma progressivo) del leader libico su una politica estera decennale di sfida all’occidente ha contribuito notevolmente alla perdita di credibilità del ra’is agli occhi dei cittadini libici come statista e fine intenditore del contesto politico internazionale.
4) Incapacità di gestione dei rapporti con l’Europa
Il progressivo avvicinamento della Libia all’occidente è stato favorito, a livello europeo, dalla Commissione Prodi. Il professore bolognese decide di sospendere le sanzioni europee nel 2004 e di invitare ripetutamente la Libia a concludere accordi con Bruxelles nel quadro delle relazioni euro-mediterranee. Tuttavia, Gheddafi ha dimostrato a più riprese che l’interesse cooperativo con gli europei si riduce meramente ad un tipo di convenienza economico-energetica e militare. Con più stratagemmi dialettici, e polemiche create ad arte, Gheddafi ha sempre rimandato la chiusura dei negoziati per un accordo di associazione euro-mediterraneo tra Libia e Unione Europea.
L’atteggiamento ostile del Colonnello comporta che ancora oggi, nel quadro istituzionale della politica europea di vicinato, la Libia non può godere dell’accesso ai fondi ENPI dedicati ai paesi mediterranei. D’altronde quando Sarkozy ha cercato di rilanciare la cooperazione euro-mediterranea con il progetto per l’Unione del Mediterraneo nel 2008, il Colonnello ha declinato l’invito a contribuire definendo il progetto come “un campo minato internazionale e una sciocchezza destinata a fallire”.
Diversa, invece, è la storia della cooperazione euro-libica nel campo energetico e militare. In un recente rapporto pubblicato dall’Unione Europea risulta che nel 2009 ben 14 paesi membri su 27 hanno venduto armi a Tripoli. Malta detiene il record con 80 milioni di euro di volume commerciale, seguono la Germania (53 milioni), l’Italia e la Francia (44 milioni ciascuno), la Gran Bretagna e poi Austria, Belgio, Bulgaria, Spagna, Grecia, Lettonia, Polonia, Portogallo e Slovenia. A livello energetico l’Italia con ENI estrae 250.000 barili di petrolio al giorno, ma affari rilevanti sono stati conclusi dalla British Petroleum (UK), Statoil (Norvegia), la OMV (Austria), la RWE (Germania), la Repsol (Spagna) e molte altre ancora.
I rapporti che Gheddafi ha costruito con la grande maggioranza dei governi europei sono impostati sulla base di una relazione strumentale volta a tutelare interessi reciproci. Le dichiarazioni al fulmicotone rilasciate ai danni della Svizzera sul caso dell’arresto di Hannibal Gheddafi, o le intemperanze dimostrate sul caso delle infermiere bulgare (condannate a morte sotto accusa di aver diffuso il virus dell’HIV in Libia !) e perfino le sue stravaganze durante le visite in Italia dimostrano l’incapacità congenita del dittatore libico di dimostrarsi un partner affidabile e sincero per qualsiasi paese occidentale. Il popolo libico, nel futuro, non dovrà e non potrà sacrificare la sua legittima ambizione ad associarsi in progetti di ampio respiro culturale, sociale ed economico nell’ambito euro-mediterraneo.


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