Zapatero, stai calmo. E, se necessario, sii noioso.


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Intervista con José Ignacio Torreblanca su che cosa attendersi dalla Presidenza spagnola in tempi di crisi economica e di innovazione istituzionale

La Spagna è senza dubbio un paese pro-europeista e i socialisti sono senz’altro affezionati al progetto europeo, ma ciò non sembra essere più sufficiente. Il primo ministro Zapatero dovrà affrontare la crisi economica, un calo della sua popolarità interna, ed un’arena europea assai complicata, dove i ruoli sono ancora scarsamente definiti. Ma l’elemento più importante, e su cui sarà giudicato alla fine, sarà come reagirà a eventi inattesi. Riuscirà a “europeanizzare” – pur non parlando inglese – il suo agire politico, o sarà intrappolato in calcoli politici tutti domestici ? Saprà trovare un equilibrio tra la necessità di una leadership forte e la costruzione del consenso a livello europeo ? Questo il consiglio di J.I Torreblanca a Zapatero : “Resta calmo. E, se necessario, sii noioso”.


Questa è la quarta volta che la Spagna ricopre la semestrale presidenza a rotazione del Consiglio. Rispetto al 1989, 1995 e 2002, quali possiamo attenderci siano le sue principali caratteristiche ?

J.I Torreblanca : le tre precedenti presidenze ebbero luogo in contesti europei molto favorevoli. Nel 1989 la Spagna, ultima arrivata, sorprese gli altri Stati membri con una Presidenza efficiente e ben gestita. Nel 1995, la Spagna si era già rivelata come uno dei paesi che spingevano per una maggiore integrazione europea : dalla politica per il Mediterraneo alle nuove relazioni transatlantiche, alla politiche di coesione e cittadinanza, il paese si era guadagnato una buona reputazione. E nel 2002, nonostante tutti i contrasti che opponevano la Spagna ai paesi candidati dell’Europa centrale ed orientale nello scontro sul bilancio CE, questa riuscì a chiudere tutti i più delicati capitoli dei negoziati sull’allargamento senza problemi. Oggi, con un paese provato dalla disoccupazione e con Francia e Germania che adottano strategie differenti per uscire dalla crisi economica, la Spagna avrà notevoli difficoltà a raggiungere dei risultati. Così, nonostante la volontà di porre la crisi al centro della Presidenza, le possibilità di successo sono piuttosto limitate.

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A chi il comando ?

In un contesto in cui le competenze sono ancora poco definite, Zapatero dovrà coordinarsi con Van Rompuy e Barroso.

(Fonte : Commissione europea)

Rispetto a quello di González e di Aznar, come può definirsi l’europeismo di Zapatero ? E’ un tipico “europeismo socialista” basato sull’idea che ciò che è bene per l’Europa è bene per la Spagna ?

J.I. Torreblanca : sì, per un buon numero di spagnoli, l’Europa è ancora vista istintivamente come positiva per la Spagna. Rispetto a González e Zapatero, Aznar era molto più vigoroso nella difesa dell’interesse nazionale. Ma González era ideologicamente molto più liberale e vicino a posizioni di centro della politica europea che Zapatero, che è più isolato in termini economici e ideologici in Europa, ciò che gli rende la vita molto più difficile.

La Presidenza spagnola capita in momenti cruciali : la prima applicazione del Trattato di Lisbona, la crisi economica, il fallimento di Copenhagen, etc. E’ ben preparata a far fronte a queste sfide in termini di risorse economiche e di programmazione adeguata ?

J.I. Torreblanca : direi che la macchina amministrativa e diplomatica è ben abituata e addestrata a interagire con l’Europa, pertanto non mi aspetto sorprese. Il livello politico può nondimeno essere più problematico, a causa dell’assenza di una coordinazione adeguata tra i differenti organismi e ministeri. Il dibattito sull’opportunità di introdurre sanzioni nell’Agenda di Lisbona rinnovata ha rappresentato una falsa partenza : l’annuncio ha avuto luogo in una conferenza stampa informale e gli altri governi UE sono stati colti di sorpresa. Zapatero ha prima sostenuto e poi riaffermato le sue proposte.

Quindi non attribuirebbe l’episodio “Mr. Bean” sul sito ufficiale della Presidenza ad una mancanza di adeguata preparazione ?

José Ignacio Torreblanca

J. I. Torreblanca è un noto esperto spagnolo di questioni europee. E’attualmente Senior Research Fellow e capo dell’ufficio di Madrid del Consiglio europeo per le relazioni estere (ECFR), ed ha in precedenza lavorato per il prestigioso – e uno dei pochi – think tank spagnolo Real Istituto Elcano per gli affari internazionali.

Ha insegnato scienza politica e affari europei all’Università telematica di Madrid e all’Istituto di studi Juan March di Madrid. Ha partecipato al programma Fulbright UE-USA ; è stato ricercatore alla George Washington University a Washington DC e ricercatore all’Istituto universitario europeo di Firenze.

E’ anche membro della redazione della versione spagnola della rivista Foreign Policy, co-redattore di blogeuropa.eu e editorialista del quotidiano El Pais.

J.I. Torreblanca : sinceramente, non sono abbastanza esperto di sicurezza internet per individuare un sito che può essere manomesso da un dodicenne ed un assalto di hacker professionisti. Questa è la domanda centrale, e sinora non ho letto alcuna risposta credibile al riguardo.

Ritiene che le priorità spagnole per la Presidenza siano ben definite e che possano considerarsi obbiettivi realizzabili ?

J.I. Torreblanca : gli obbiettivi che hanno a che vedere con il Trattato di Lisbona, la crisi economica e l’Europa nel mondo sono chiari e realizzabili. Sono più scettico riguardo alle dimensioni legata all’innovazione e ai cittadini, che riflettono priorità politiche domestiche, più che politiche e obbiettivi ben concepiti a livello europeo.

Con riferimento al contesto istituzionale in cui queste priorità dovranno essere implementate, se l’Europa era già difficile da capire per il cittadino comune, la “moltiplicazione delle presidenze” prevista dal Trattato di Lisbona non semplifica certo le cose. Come gestirà la Spagna questi cambiamenti e che ruolo è disposta ad assumere ?

J.I. Torreblanca : non sono molto sicuro. Da un lato, l’istinto europeo di Zapatero lo ha condotto ad accettare con naturalezza la leadership di Van Rompuy. Zapatero non vuole apparire come un prolblema o un ostacolo a quel Trattato di Lisbona per cui la Spagna si è battuta così duramente. Dall’altro lato, è difficile chiedere a Zapatero, assai indebolito in politica interna a causa della crisi, di non astenersi dal protagonismo e di rinunciare a incassare la visibilità politica e i vantaggi legati alla Presidenza.

Quindi, possiamo ancora attenderci che Zapatero, come promesso, lasci le redini al nuovo Presidente Van Rompuy e all’Alto Rappresentante Ashton ? Ciò sarà in contraddizione con la fitta agenda spagnola e con le molte riunioni del Consiglio previste da essa ?

J.I. Torreblanca : a causa dell’incertezza associata al trattato di Lisbona, la Spagna ha dovuto pianificare una Presidenza “standard”. Sembra normale la quantità di incontri, così come di meeting internazionali. Il problema ora è chi presiederà alcuni di questi incontri il cui contenuto deve essere coordinato tra il ministro degli esteri spagnolo, responsabile per il Consiglio nella formazione affari generali e per il COREPER, e Ashton, che si occupa del Consiglio nella nuova formazione politica estera e del COPS.

Il nuovo assetto istituzionale richiede senza dubbio molto “consenso” ed “equilibrio istituzionale”. Può questo imperativo danneggiare l’obbiettivo europeo di giocare un ruolo internazionale decisivo ? Potrebbe far apparire l’UE ancora meno democratica agli occhi del cittadino comune ?

J.I. Torreblanca : consenso ed equilibrio istituzionale : è così che funziona l’UE. I costi sono evidenti, ma non vedo un’alternativa. Nel contesto dell’UE, “democratico” può soltanto significare che c’è consenso, equilibrio, ma anche, complessivamente, trasparenza. Questo è spesso il problema : i cittadini non sanno chi ha deciso che cosa, quando, e come.

Riguardo alle priorità spagnole per l’Europa nel mondo, sarà questo semestre una buona occasione per rilanciare le relazioni con l’America latina e il Mediterraneo ?

J.I. Torreblanca : ne dubito. Queste due regioni mancano di coesione interna, e l’UE ha già fatto ricorso a tutti gli strumenti a sua disposizione. Alcuni paesi in queste regioni sono convinti dall’UE e hanno fatto rapidi progressi ; altri sono assai scettici. Probabilmente l’Unione può offrire di più a coloro che sono già persuasi. Ma è intenzionata a farlo ? E, a prescindere da quello che offre, l’UE può difficilmente cambiare le opinioni dei paesi più riluttanti.

Sulle priorità interne. Come lei ha sottolineato, alcuni aspetti dell’agenda spagnola per la Presidenza sono molto legati a questioni di politica interna (riduzione della disoccupazione, terrorismo, violenza di genere, etc.). Come può capitalizzare Zapatero questi sei mesi, in ambito interno ?

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La firma del Trattato di adesione di Spagna e Portogallo alla CE

(Fonte : Commissione europea)

J.I. Torreblanca : la Spagna non vedrà la luce in fondo al tunnel della crisi economica sino alla fine di quest’anno : e anche allora, potrebbe avere livelli di crescita positivi, ma l’occupazione salirà molto lentamente, e solo in associazione alla domanda esterna (cioè al recupero di Francia e Germania). La popolarità di Zapatero ha pesantemente sofferto a causa della crisi e il bilancio 2011 potrebbe facilmente condurre a forti tagli per contenere il deficit e la spesa pubblica. In questo contesto sfavorevole, qualunque capitale politico è ben accetto, e sia la Presidenza spagnola che il fattore Obama giocheranno un ruolo. Una presidenza di successo aiuterà il governo a guadagnare tempo e a conquistarsi quel credito politico di cui ha così bisogno.

Se potesse dare un consiglio alla Presidenza spagnola per questi sei mesi, quale sarebbe ?

J.I. Torreblanca : stare calmi ! E, se necessario, essere noiosi. Potrebbe essere un segno di efficienza.

(Traduzione a cura di Guido Sala Chiri)

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Auteurs

Anna MONTANES

Rédactrice en chef de la version anglophone

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